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venerdì, ottobre 4

LA MIA "STORIA" POETICA

 

Calogero Di Giuseppe
(1960 2006)
S T O R I A   P O E T I C A
Itinerario poetico
PoeMie
Copia non commerciabile, Pioltello, 19 Gennaio 2007
ITINERARIO POETICO
(1960- 2006)
P o e M ì e
Premessa
Itinerario poetico è il percorso espressivo e spirituale di un arco di tempo che ha inizio nell’adolescenza e finisce con la data dell’ultimo testo della raccolta. Il primo testo “Il Sasso, per “capire i grandi” della letteratura poetica. Gli altri testi che si susseguono, in ordine cronologico, faciliteranno il lettore attento a capire lo stato d’animo, (di volta in volta, testo per testo) con il quale sono stati scritti. È importante che il lettore intuisca il sentimento che essi esprimono e non la forma, l’appartenenza ad una scuola, o ad un gruppo di poeti, tanto per essere vicini, per opportunità, a chi gode di temporanea notorietà o fama.
La Poesia, quando è tale, non sempre si lascia imprigionare in recinti di forma, di tecnica o di stile o altro. Quanto sopra non vuol dire disprezzo per la metrica o per tutto quello che necessita per dare dignità letteraria ad un testo, che per comodità chiamiamo poetico. Se un testo ha la dignità di Poesia lo decide la sensibilità del lettore…e nessun altro. La Poesia per sua natura è indefinibile, quindi personale: propria…intima…spesso il lettore va oltre a ciò che ha scritto l’autore. Ecco perché itinerario poetico è l’arco di una vita, è l’essenza di un autore che ha dato la precedenza alla poesia del proprio Io piuttosto che alla retorica dei critici…anche quando ne hanno apprezzato l’operato con riconoscimenti ufficiali. 
I testi sono tratti da 3 libri: L’ESPRESSIONE DELL’ANIMA, FRA LAMIERE AGUZZE e FRUTTI PER VOI PICCOLI.  Che comunemente si definiscono editi. Altri sono stati pubblicati da riviste varie con una tiratura da un minimo di cinquemila ad oltre le quindicimila copie. Quest’ultime a buon diritto si possono definire edite come quelle inserite nelle antologie note e meno note.
Quanto sopra vuole essere soltanto una nota per facilitare il lettore e avvicinare “gli incerti” al mondo della poesia.
L’autore Pioltello 2006
CALOGERO DI GIUSEPPE
IL SASSO
(Premio internazionale per la poesia classica
PUBBLIO VIRGILIO MARONE, terzo classificato
Roma 30 Settembre 2005).
Seduto me ne stavo sopra un masso
ad ammirar le tacite pinete
ed a sentir del Brenta il cupo chiasso
nel mormorar le cose più segrete.
 Scorsi non lungi un gran burrone alpino
e con la folle voglia di guardare
mi sporsi… e vidi un sasso lì vicino
lo presi per lasciarlo rotolare.
Ed ecco che pian piano, gira e gira…
su pietre sbatte, salta, sbalza e va…
un tronco schianta…forte si rigira,
e giù nel fondo tonfa e se ne sta.
Ad imitar quel sasso, il cuor mi batte
urtando tra le pene e tra gli affanni.
Dalla passata vita sopraffatte
son le speranze all’avvenir degli anni.
 
Luglio 1961 Fozza
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Calogero Di Giuseppe
ALLA MIA TERRA
 Cullata dalle varcate acque dormi
o Trinacria antica…
e le tempeste sfidi
del mar che sotto ti fa dura leva.
Quanta potenza antica
ha il tuo superbo nome.
Ed or fragrante bellezza, rivince
umiliando gli angoli del mondo.
Al menzionar il tuo superbo nome
tremarono i forti
chinando la fronte,
e si trovarono schiavi del tuo io.
Ora della bellezza,
le pagine ti trovi (1)
e tra gli italici pianti l’orgoglio
rinnovi dando ai curiosi rovine.
1)       Ti trovi le pagine di storia e con orgoglio
2)       mostri i ruderi  della tua potenza ai  turisti (curiosi).
 10 Dicembre 1961.
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Calogero Di Giuseppe
SERENITA’ NOTTURNA
Or che la notte scende…è giorno altrove,
e qui la luna bionda e luminosa,
mi da l’attesa
serenità notturna.
Che silenzio!…che pace!…
Vedo brillar le stelle quietamente,
come in un sogno strano, tanto strano,
con lieta calma…
soavità gradita.
Che splendore!…che pace!…
Ed ecco, là, più in là dell’orizzonte
vedo la calma, fonte del pensiero…
mi immergo ancora
in cavità più nere.
al di là…nella pace
delle divine cose. Più non penso
terrene cose; scordo la fatica
del chiuso giorno;
e resto qui pensando
tra terra e ciel vagando.
18 Marzo 1961.
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Calogero Di Giuseppe

LA FIAMMA
Ritorna la fiamma.
ancora di sera…
Quando nel cuore
struggente
vibra una voglia
d’affetto
nel tragico
deserto
di un mondo senza amor.
15 Luglio 1967  Milano
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Calogero Di Giuseppe
TENUE SPERANZA
Nessuno mi conosce
nemmeno i miei fratelli
neanche mio padre.
e mia madre!? Forse…
 
Ma un giorno quando il cielo
dirà che mi ha creduto
solo allora saprà chi sono
solo allora saprò chi sono.
 3 Maggio 1967 Milano
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Calogero Di Giuseppe
 STASI
Io… sono nato dove il tempo passa
stroncando ogni vigore…
là…dove la terra arde
al sorgere del sole.
Milano 9 Novembre 1967
……………………………………
Calogero Di Giuseppe
 
VIVERE
 
Se vedi scorrere nello spazio
una meteora, con lo sguardo
non seguirne la scia:
potresti inciampare
nell’imbroglio della vita.
 
 Febbraio 1968 Aeroporto Forlanini
……………………………………
Calogero Di Giuseppe
IL TARLO
 
Barcollando
percorro questo infinito viale.
Non vi è per meta
che sottile speranza.
Ad ogni passo vorrei trovare
l’unico rimedio
per questo tarlo che mi rode dentro
e che fa di me un essere vuoto.
 
30 Luglio 1967 Milano
…………………………………
Calogero Di Giuseppe
 
LA FELICITA
Che gioia stasera
che vertigine grande…
mi freme nelle vene
il senso del tuo affetto.
Col cuore leggero leggero
mi sento in alto
su una vetta.
Ho folle voglia di cantare
non ho più voce in gola…
mi sento in alto
sulla vetta
che paura…che paura
che paura di precipitare.
 
9 Ottobre 1968 Aeroporto Forlanini
 
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Calogero Di Giuseppe
 
LA BROCCA ROTTA
 
La brocca è rotta…
si è sparso il contenuto
inzuppando i cocci
che nell’indifferente selciato
sono rimasti qua e là ...grondanti.
 
Ma io che mi sono dissetato
attingendo l’ideale,
tessendo il filo della vita,
inginocchiato li raccatterò
ad uno a uno
per ricomporla
in un minuzioso mosaico.
 
(?) 1969 Milano
…………………
Calogero Di Giuseppe
 
QUANDO L’ANIMA PENSA
 
Quando l’anima pensa
e il cuore in tumulto
travaglia il corpo
si sente nel passato
la gioia vissuta.
e tu Bianca
col volto bruciato dal nostro sole
sorridi…sorridi sempre
e la nostra luce negli occhi
si fa molto più viva.
Povera…povera Bianca
quante volte le nostre mani
intrecciate in un unico calore
si sono fuse in un solo “io”
Ma ora dove sei?!…
dove sei Bianca!…
non trovo più le tue mani
non trovo più niente di te.
Ma per l’amore che ti porto
non venire più nella notte
non venire più…
I sogni sono fatti per i “forti”
non per me Bianca, non per me
perché il brusco risveglio del mattino
mi fa vibrare nel cuore
la vile voglia
di dormire…per sempre.
12 Dicembre 1969 Aeroporto Forlanini.
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Calogero Di Giuseppe
FRALAMIERE AGUZZE
      (Inno alla poesia)
Nascere dal nulla
fragilissimo fiore
e trovarti nelle mie piccole mani
non è reale soltanto
ma miracolosamente vero.
Piccolo, tenue…fiore
nato nella giungla
e coltivato tra mucchi di lamiere…
saprò amarti e sfiorandoti
con le mani straziate
da lamiere aguzze
ti dirò eternamente t’a…
Non lascerò che la ruggine
arrossisca il gracile gambo
né coglierti farò
da mano alcuna.
 
22 Settembre 1979 Milano
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Calogero Di Giuseppe
 
LA PENNA IMPAZZITA
Oh cara, amata penna.
Quante cose scrivi
fissando il pensiero di chi ti stringe
fra nervose dita?
Quante volte racconti il dolore
quante volte la gioia
quante volte la vita
quante volte la morte?
“Vivi più di una sigaretta”
essa se ne va in fumo
mentre tu versi il tuo sangue
liberando il cuore
da incontenibili amarezze
da incontenibili gioie.
Da quello che scrivi
dipende la vita, la morte…
Perché il destino
si serve di te umilissima cosa?
Perché senza di te
siamo muti e sconosciuti?
Oh cara, amata penna…
certe volte giri invano
e somigli a l’ape
quando perde l’alveare e impazzisce
scrivendo nell’aria cose
che nessuno legge,
che nessuno sa,
solo l’impulso del cuore
potrà decifrare
la pazza, pazza corsa
nell’immensità.
 
8 Febbraio 1979 Aeroporto Forlanini
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Calogero Di Giuseppe
 
I CIPRESSI SANNO
 
Che credi…
che i cipressi ti dicano
del pianto che sanno?!…
Muti nella solitudine
chiudono il dolore altrui
nel proprio “io”
e in fila se ne stanno
lungo il cammino
di un riposo eterno.
 
13 Marzo 1972 Pioltello
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Calogero Di Giuseppe
 
RESURREZIONE
 
Nel tardo autunno
lasciò l’albero
una foglia.
Si credeva morta.
Una formica
caduta nello stagno
vi si appigliò;
insieme
raggiunsero la riva
 
6 Luglio 1973 Aeroporto Forlanini
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Calogero Di Giuseppe
 
PER NON ESSERE MORSO
 
Aiuto!…oggi ho ferito
ancora una volta.
Mordo per non essere morso.
Ma non azzanno nel sonno,
son cavaliere rusticano.
Quando vinco rimango sconfitto.
Aiuto!…non feriamoci… mai,
restiamo in guardia…fedeli
almeno come cani.
 
20 luglio 1974
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Calogero Di Giuseppe
 
TIMIDEZZA
 
Accarezza le foglie il tenue vento,
Giganteschi platani adornano il mio corpo…
E il mio sguardo vede luccicare
Le tremule foglie lontane:
Piccole scintille di luce.
 
Così, quando ti vedo apparire in fondo
A questo mio carissimo viale,
Un brivido di timida dolcezza
M’illumina…e anch’io tremo
E piango di gioia…ma dura poco.
 
Io non so parlare, ho il cuore da poeta;
Si chiude la gola e non respiro,
Mentre i tuoi occhi non s’accorgono
Che piango per te, e non sai… non sai
Che io…che io…
 
25 Maggio 1979
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Calogero Di Giuseppe

A N S I A

Ma che cos’è quest’ansia che mi turba?!…
Tenue dolore il petto mi comprime
Si da sentirmi male e di morire
Come pianta senz’acqua…lentamente
Sotto l’afa del sole.
 
Ma che cos’è quest’ansia che mi turba
Se non pensieri dedicati a te.
 
Ma che cos’è quest’ansia che mi brucia
Se non un desiderio…
Desiderio d’amore,
Della luce dei tuoi occhi bellissimi
Che nell’azzurro della fantasia
Mi illuminano…dolcissima fata
E mano nella mano
Felice mi conduci
Vagando…
Nel nulla d’una dolce immensità.
 
30 Ottobre 1979
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Calogero Di Giuseppe

IL GUERRIERO STANCO

“Io”…
Che credevo di ferire il mondo
Con la spada dell’ardore
D’una pura giovinezza…
Eccomi… a ripensare gli anni scorsi;
E fiamme bruciare vedo
Le ingiuste ramaglie della vita.
 
A metà strada,
Senz’arma per lottare
Sto a pensare…
E inquieto nel cuore un travaglio
Mi dice cammina…
Mentre l’estate tarda a venire.
Vigliacco io sono,
E sto a cantare come cicala…
E penso a dormire,,,
Guerriero stanco io sono.
Ferito.
Perché il male soffoca l’amore
E il cuore mi distrugge da poeta.
 
26 Giugno 1980
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Calogero Di Giuseppe

IN CERCA DELLA PRIMAVERA

Quando gli alberi
Foglie
Più non avranno…
Ti ricorderai di me.
 
Quando gli alberi
Abbandonati
Dalla verde vita
Ricorderanno mesti
Il ritorno della primavera
Ti ricorderai di me.
 
Quando gli alberi
Nudi
Come te…senza me
Saranno
Sentirai il vuoto
Stringerti il cuore
Come un albero isolato
Dalla fredda neve
Ti ricorderai di me..
E del calore che t’ho dato…
E come gli alberi,
Con i rami tronchi,
Verso il cielo
Tu tenderai
Le tue braccia vuote
Nell’infinito
In cerca di me.
 
15 Febbraio 1981.
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Calogero Di Giuseppe
 
POESIA DI UNA VITA
(Epitaffio a Giorgio La Pira)
 
Nacque…
e dal fuoco di Trinacria
trasse le fiamme del volere.
 
Visse…
e del genio di Firenze
volle le scienze del sapere.
 
Morì…
e dell'amor si sparse
l'eco nel mondo
rievocando le parole e gli atti.
 
Poesia d'una vita
che fu
ed è
politica di un poeta.
 
11 Dicembre 1984
 
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Calogero Di Giuseppe
 
 
PIETÀ PER UN GIORNO
 
Fra giorni suoneranno le campane;
sono vestite a festa le colline…
la primavera giunge
sperando nella pace.
 
Almeno un giorno ci sarà di tregua…
e poseremo fucili e cannoni.
S'acquieterà il mio cuore
credendo nell'amore.
 
Fra giorni suoneranno le campane
voleranno colombe per il cielo
col ramo dell'ulivo,
le palme e qualche fiore.
 
Almeno un giorno ci sarà di pace
e brinderemo cantando canzoni
con in cuore l'armonia
che è nella primavera.
 
22 e 23 Marzo 1975.
……………………………….
Calogero Di Giuseppe
                                  A Michele Pantaleone
 
LA SIEPE DELLA MORTE
                    ( Ed accanto  nasceranno dei fiori…
                    ed ogni fiore un morto)
 
Superbamente ti consumi al sole
e le tue coste cantano col vento
del mare azzurro, fragranti bellezze
color di paglia…il verde spicca vivo
negli orti cinti d'oleandri in fiore.
 
Salve Trinacria!…porto d'emigranti
uccelli, terra di leggende antiche
e di città che sparse come semi,
offrono al mondo vecchie civiltà.
 
Sei come nave al vento in mezzo al mare,
di zagara profuma la tua terra
che, fior di sposa, in petto sta a fanciulle
di veli cinte…brune come more.
 
Sei la mia terra e t'odio…T'odio e t'amo
d'un amore contorto come ulivo
che bracci tende nel bel cielo azzurro,
fra sterpi e pietre vive abbarbicato.
 
Cupi nel cielo cirri van volando,
come fan falchi sulla loro preda;
siepi d'alloro, mirto e oleandro
"spezzano gli orti", cingono poderi
dove in agguato il mostro sta spiando.
 
Cantan gli uccelli, fa l'eco lo sparo:
pallida "rosa" e petali di piombo.
Acre l'odore sento dalla siepe;
s'alzano cirri lentamente in cielo:
con l'anima del morto se ne vanno.
 
E due stivali van superbamente…
s'alza un berretto sulla fronte "matta".
Di fichi d'india son le siepi intorno,
spinose foglie…ed ogni foglia un morto;
s'alzano cirri lentamente in cielo
acre l'odore in alto se ne và.
                       (Ed accanto nasceranno dei fiori…
                       ed ogni fiore un morto).
 
22 e 23 Agosto 1976.
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Calogero Di Giuseppe
 
AZZURRO
 
Azzurro ero un giorno
e mi chiamavano mare.
 
Sulle mie spalle
galleggiavano canoe e barche
e sulle spiagge
gioivano vecchi e bambini.
 
Limpide acque avevo in grembo
e pesci di mille colori.
 
Soffocato dalle alghe
respiro appena…
e solitario il mio brontolio
si rompe con l'onda
nelle deserte spiagge.
 
Giugno 1989.
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Calogero Di Giuseppe

AL DI LA’ DELLA SIEPE

 
Al di là della siepe la morte
Oh Giacomo mio…
Dell’ultima speranza io ti parlo
Trattengo il respiro…
E solo come Te sempre m’affanno
Chiedendo al pastore
E alla silenziosa luna bianca
Il perché delle cose.
 
Chi sono io?…e Tu chi eri?…
Chi sei che ancor vaghi intorno a noi
Microbi mortali?…
 
Questa penna dirti non sa
Del mio pensiero
E del fenomeno mortale
Della mafia
Che sotterra
La sicula onestà.
 
16 Febbraio 1995
………………………….
Calogero Di Giuseppe

B A  S T A

 
Stramaledetto sia per sempre
Quel giudice che chiude un occhio.
All’ultimo cerchio dell’inferno
dovrebbe perennemente stare.
 
Stramaledetto sia ognuno
Che con lupara salda il conto
Spargendo sangue all’infinito
Cambiando ai siculi destino.
 
È stanco il mio cuore.
Straziato da sempre.
Avvilito
Umiliato…
E piangere invano
Più non sa.
14 Febbraio 1995
…………………………..
 
Calogero Di Giuseppe

 

L’ECO NON E’

Se nella sera t’immergi
In mille vette di cielo
Con cirri d’oro nel vento
E senti il canto d’amore
Più volte piano svanire
E più forte tornare
L’eco non è…
 
È il mio grido
Come onda nel mare
Andare e venire
Morire e gioire
D’amore per te.
 
Se nella notte ti grida
La voce dolce e sottile
Con mille suoni gemendo
Più volte piano implorare
E più forte tornare              
L’eco non è …
 
È il mio grido
Come onda nel mare
Andare e venire                        
Morire e gioire
Sperando di te
 
È una finestra
Il mio cuore.
Tu sei la rondine
Che fa primavera.
 
Pioltello 22 Novembre 1995
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Calogero Di Giuseppe
 
GAUDIUM MAGNUM
 
Cicloni e tempeste
cessarono…
e tacque il mare.
 
Posò la sabbia il vento…
 
Le dune ornarono il deserto.
Ombre d'0asi
pozzi d'acque chete
canto di pastori
prepararono il tramonto.
 
Un letto d'arena accolse il sole.
Infiniti colori
accolsero la sera.
 
Tutti gli uccelli cantarono La Notte.
Colorarono il cielo gli angeli
e nel blu spuntarono
comete e stelle.
 
Glaciale notte
e vitale silenzio.
Un bagliore immenso:
 
NELLA NOTTE SI POSO' LA LUCE.
 
Nacque Gesù
di Dio rosea carne.
E fu
ed è così
nei secoli.
Amen.
                                               
              24 Dicembre 1996.
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SMERIGLIO

Guarda questa pietra…
È dura
Come il sogno del poeta.
 
Ha i segni del tempo…
Dei millenni
Graffiti nell’umanità.
 
22 Febbraio 1997
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Calogero Di Giuseppe

VERONICA

 
Non aspettare che passi
Un altro Messia
Per lenire col panno
Il dolore di un volto
Di sangue impregnato.
 
Là nell’angolo c’è
C’è un uomo drogato
Un volto senza nome
Di dignità privato.
 
Col tuo panno dell’amore
Detergilo donna…
Tienilo in grembo
Che spiri sul calvario
Con un cuore sopra il cuore.
                                     7 Aprile 1997
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Calogero Di Giuseppe

L’ARCA

Poesia
Arca salvatrice
Ove naufraghi
Noi ci appigliamo
Da sempre ai bordi
Senza mai salire
Lambiti da squali
E mai divorati.
 
20 Maggio 1997.
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Calogero Di Giuseppe

À N C O R A

È cariatide l’anima mia
Il tempio che porta
A Te dedicato,
Amore mio grande,
Perenne nei secoli
Va al di là dalla morte.
 
E Tu, fior dei fiori,
Luce, della luce
Dammi ancòra pace
Posa il tuo polline
Su quest’ultimo fiore…
 
Àncora d’amore.
12 e 13 Settembre 1997 Imbersago - Pioltello
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Calogero Di Giuseppe
 
LA SEQUOIA (1)
 
Appena nato
ho succhiato le radici.
 
Mi sono arrampicato
da bambino.
 
Sono giunto in cima
vecchio.
 
Ora tra le nubi
cerco Dio.
 
Scritta e letta in un contro tra poeti presso l'editrice LASER in Milano
ispirata durante la lettura della poetessa Caterina Parisi il 7 10 1998.
 
Milano 7 Ottobre 1998
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Calogero Di Giuseppe
 
L'URLO
 
Dove riposa il vento
quando tutto tace?…
 
Dove riposa il vento
quando d'amore e morte
tremanti noi viviamo?
 
Dove riposa il vento
dopo la tempesta
dopo lo scompiglio delle dune
dopo quel subbuglio metamorfico
dell'infocato deserto?
 
Sì. Io lo so…dopo la bufera
del caos alpino, il vento…
s'acquieta nel mio cuore
per scoprire ancora una volta
con una tremenda folata
e diffondere velocemente
il mio urlo invocante amore.
 
                      23 Gennaio 1999.
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Calogero Di Giuseppe
 
CLESSIDRA
Tu
sei la misura
del tempo…
 
Dalla vagina
l'ora zero
 
Col primo latte
l'inizio.
 
Scorre la sabbia
nell'unica
boccetta…
senza ritorno
o capovolgimento.
 
Con l'ultimo granello
il sorriso della morte.
 
11 Febbraio 1999
………………………………
Calogero Di Giuseppe
 
Ero diamante
 
Come ciottolo
in fondo al fiume
levigato dal tempo
privo delle remote
sfaccettature,
giovani e taglienti,
mi trovo a rotolare
con l'impeto del verso
a piangere e cantare
tra cascate assordanti
di chiacchiere e parole.
 
Si comprime e il cuore
ad ogni urto…
 
Un sussulto…un verso…
come poeta rifiuto di morire.
 
Ero diamante
ora son sasso
levigato…stralunato
dalle batoste
nella vita.
 
Pioltello, 19 10 1999.
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Calogero Di Giuseppe
 
L’ACCENTO
 
E' tutto sul verbo Essere
Il mio discorso…il Tuo
Pensare che l'Essere
appena nato
comincia a morire:
l'accoglie un tumulto di cose
finite e infinite.
Aperte…
ad un mistero profondo
o alla luce fulgente.
 
E' tutto sul verbo Essere
Il mio discorso…e il Tuo?
Coniugando Io sono
vien fuori egli è.
 
Ma se togli l'accento
t'accorgi che noi (non) siamo
non possiamo avere, quindi…
 
Nulla eravamo
e niente siamo.
E' tutto sul verbo (non) Essere
Il nostro discorso
è l'Io che soccombe…
quel che rimane
l'accento
può prenderselo la Morte
perciò coniugazione tra il Nulla
l'Essere e l'Eterno.
 
 1) L'uso frequente della vocale e è voluto.
 
Pioltello 25 11 1999.
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Calogero Di Giuseppe
 
CARBONIO
 
Al primigenio Caos
Si ribellò la terra
e… … … … … …
volle sfidare l'aria
chiudere il fuoco nei vulcani
 
Calamitare l'acqua
segnare il Nord…
al regno animale
vagare nello Spazio…
 
Così fecero pianeti e stelle.
 
Volle sorridere alla Notte
la bellissima luna.
 
Il sole tramutare i gas
in splendidi colori.
 
                               E tu Carbonio
                                fai di tutto
                                per ritornare al Caos.
   
Pioltello 20 Gennaio 2000.
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Calogero Di Giuseppe
 
CARESTIA E PENSIONE  (1
 
 Quando il lamento della fame
dalle viscere sale fino alla nuca
e t'opprime il cervello, senza pensare,
afferri la mela acerba…e mordi
e t'accorgi che denti più non hai.
 
Solo l'anima ti rimane
pronta a volare…
e dai l'addio alle terrene cose
e l'invisibile fiamma ti divorasenza capire
capire
ìre
re
e
.
1)  Testo poetico verbo-visivo..
Pioltello 17 Aprile 2000
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Calogero Di Giuseppe
 
TRE PIANTE
 
Lascerò tre piante
germogli di Lei
che tanto ho amato.
 
Frutti desiderati
cullati nella serra
fra dolcissimi fiori.
 
Non avranno il mio nome (1
i loro germogli…
le loro foglie
avranno i colori del nonno…
 
 non appassiranno mai.
 
Si adageranno sui fogli
d'un libro sognato.
 
 
1)      Cognome.
 
24 Ottobre 2000
…………………………
Calogero Di Giuseppe
 
C O B R A
 
Se la tua anima
fosse come il corpo
bellissima saresti…
e non avresti curaro
per farmi morire
lentamente…
 
Febbrile desiderio
d'amarti…immune
al tuo veleno
 
cobra della mia vita…
nutrita di cicuta.
 
5 Ottobre 2001
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Calogero Di Giuseppe
 
B R U T O
 
Bruto…anche tu?!…
 
Cade morta l'anima mia
quando l'amico mi ferisce…
 
Un dolore tremendo
l'afferra…la percuote
e vibrando e saltando
come coda di rettile
tagliata e impazzita…
sfinita se ne sta.
 
13 Febbraio 2001
…………………………….
 
Calogero Di Giuseppe
 
LA STELLA DELL'UNIVERSO
 
Quando l'uomo si trovò con Eva
E nello spazio si fermò felice
Tutto era lieto… pacato… soave...
 
Poi l'invidia, con l'ozio e la noia
all'Angelo recisero le ali…
precipitosamente si trovò meschino.
Uccise suo fratello, dominò le belve.
 
Da millenni un brulicare di zombie,
col "sapere" distrugge il creato.
 
Ma una splendida piuma dell'Angelo,
chiamata Poesia, volteggia nell'aria…
lieve, giuliva, leggera leggera…
segna il cammino…illumina il cuore.
 
Sorregge la mano…porta lontano.
 
1)       Le ali del tempo, Tema dei "Poeti dell'ariete,
2)       Galleria Pace, 26/1/2001, Milano.
 
 
25 Gennaio 2001.
Calogero Di Giuseppe
 
P E R C H È
 
Stordivan le speranze nel mio petto
e nel furor degli anni…stupefatto
m'inquietavo…sperando…con dolcezza
e mi chiedevo, in quelle notti azzurre,
perché le stelle, inquiete e scintillanti
con il candore dell'astuta luna
ed il dolcissimo sereno vento
non portavano, a me, nessun amore
ma un desiderio immenso
d'una alata carezza.
 
E disperato… in quelle notti azzurre
solo… pensoso…lieto del creato…
perché tristezza mi invadeva il corpo,
in un dolorosissimo travaglio,
ed eternamente  chiedevo pace?
 
Or tra la gente, di me più felice
la solitudine m'opprime ancora
mi dilania con ogni turbamento
ed all'estremo sogno dell'amore.
 
Mi troverà la morte, triste e solo,
lenta verrà con un vestito bianco
ed un sorriso di suprema sposa…
poi coglierà il giglio dentro il mio cuore
donando il bacio dell'eternità.
        
            26 Luglio 2001
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Calogero Di Giuseppe
 
LA NUVOLA DEL MISTERO
 
Poesia…nuvola bianca…
cirro di piume leggere,
sfumate da tenue azzurro,
che vaghi sul mar dei poeti
sospinta dall'aria lieve…
                        come faro dai luce
                        al mio tenero cuore.
Poesia…nuvola dolce…
Tu che spazi nell'immenso
fagli una carezza al Vate
che per Te, nobile amica,
…per noi scrisse L'Infinito:
fedele fu al tuo candore.
 
Poesia…nuvola bella
che navighi chiara e pura
sola…in zèfiri e tempeste
e che sfidi piogge e venti…
parla alla ridente luna,
mentre giri tra le stelle…
cantar più non sanno i vati.
 
Poesia…nuvola casta…
amore…gemma dorata
eterna compagna della luna
misterioso velo del creato…
 
che copri e riscopri sentimenti
che doni gioie lacrime e pianti
sei la sola sìntesi dell'Uomo…
l'anima dell'essere presente
del sentimento regina.
 
E…-…-…-…-…-
Tu che mi travagli
l'anima e la vita
dammi amore e pace.
 
E…-…-…-…-…-
scopri del tuo essere
l'eterno mistero…
placa l'ansia mia:
ch'io possa giulivo
sempre…e poi sempre
stare…essere…e avere.
 10 Febbraio 2002
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Calogero Di Giuseppe
I  R O D I T O R I
 
I poeti arano la terra
dissodano il corpo…e l'anima
ti svuotano dentro
e ti rivoltano la pelle
scuoiandoti …
come roditori
 
E tu vile coniglio
chi ti credi di essere?…
misero uomo!
 
Dentro le banche ti nascondi,
i risparmi rosicchi…e giochi in borsa:
ma rimarrai sempre meschino
sotto il ferreo piede del poeta.
 
Egli ti calpesterà, potentissimo
incalzandoti ovunque, con i versi.
 
6 Maggio 2002
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Calogero Di Giuseppe
 
IL PORCO E L'ANIMA
 
Ascesa…
I piedi camminano,
salgono le gambe
sino al ginocchio,
nella rotula fanno sosta.
 
Giungono al bivio le cosce
con tumultuosi pensieri
per delizia nell'oasi stanno.
 
Tu…
Uomo - Bestia - Donna
nel trastullo del riposo
per godere non fermarti.
Altri organi devi salire
sino alle vele dell'amore:
dolci colline soavi
che aldilà della gola
t'inducono a pensare…
e ti danno la luce
gli occhi dall'encefalo…
organo sublime.
 
8 Novembre 2002
…………………
Calogero Di Giuseppe
 
PRISMA
 
Io…nel riflesso,
non ti conosco…
corpo mediocre…
nascondi l'anima…
la luce oscuri
che in me travaglia.
 
Con odio
conduco te…
peso immane!
 
 
11 Marzo 2003
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Calogero Di Giuseppe
 
P  E  R    G  E  S  U'
Ogni notte sulla
cordicella appese
son le mie vergogne.
 
Giorno dopo giorno
sbiancano le macchie,
prima le più chiare…
infine…quelle nere.
 
Mi da  coraggio.
il Sole della Fede
 
Tutte le mattine
mi sveglio e guardo…
le mie colpe stese.
 
Oh Gesù…quanti chiodi
tutti i giorni per Te.
 
                          13 Ottobre 2003.
………………………………………
Calogero Di Giuseppe
 
DELIRIO
 
Quel terribile
foglio bianco
in tempo mi fermò…
volevo zigzagare,
con l'umile penna,
il mio dolore
d'essere uomo.
 
Ma riflettendo
dopo l'estasi…
m'accorsi…
che avevo già scritto,
sul bianco foglio,
le pazzie d'un uomo
incompreso e solo.
 
20 Novembre 2003
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Calogero Di Giuseppe
 
A N G E L I
 
Me l'hanno detto
quei monelli,
figli di mia figlia…
 
nonno…
 
E da quell'attimo
librarsi li vidi
dietro la nebbia
del pianto,
angeli senz'ali,
volare nelle stanze.
 
Milano 2 Febbraio 2004
……………………………
Calogero Di Giuseppe
 
LA VOCE NEL DESERTO
 
Quando il vento
impetuoso soffierà
tra le mie ossa
il mio scheletro
darà voce
come arpa
al mio pensiero.
 
Molti penseranno
non è passato invano
in quest'arido deserto.
 
Il mio teschio
resterà…
nel sole eterno
offerto ad ogni pietà.
 
                   Milano 6 Giugno 2004
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Calogero Di Giuseppe
IL CANTO SOLITARIO
 
Ovunque le tue spoglie son, gran dio
del verso, luce danno ad ogni vate,
e del sapere…sommo è il tuo pensiero,
fulgida stella, tra le grandi e belle.
 
Morto nel cuore, senza più speranza,
conforto fu per Te la bianca luna…
più delle cose belle ch'hai cantato.
Nel fragile tuo corpo
ingegnoso pensiero
luminoso cammino.
Faro…nel confuso poetico mare,
babele laica diffusa e possente,
senza risorse, cuore…estro…mente.
 
Ovunque le tue ceneri son sparse
stai in me col tuo sepolcro.
Non c'è l'insegna né un grande portale
ma, nell'anima, un libro, un libro solo…
la sofferente vita…il verso tuo…
il canto solitario
il canto dei canti senza speranza…
nell'infinito spazio
anelito…Poesia…
eterna Primavera
ovunque e sempre, Luce.
 
                                       22 Febbraio 2005      
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Calogero Di Giuseppe
 
 
SO CHE NULLA SO
 
E' nulla, per te, un bicchier d'acqua!
Per me, che nel "deserto" vivo,
arso dal sole e dalla rena…
e campo come fiore nella neve
sperando il sole caldo mentre vive,
è del saper l'essenza…nel volere
che toglie arsura all'ignoranza mia
dando parole a quel ch'io segno e scrivo
motivo vano nel pensier fugace
che lima l'àncora  nel cuor che giace.
 
Il dubbio così vola…
il certo se ne va…
nell'anima rimane
ancòra
struggente verità.
 
 5 ottobre 2005
…………………
 
Calogero Di Giuseppe
 
HOMO STUPIDUS
 
Quando scende la Morte
ha sempre ragione
è del suo impero la nostra vita
dà terra alla terra…
alle radici putrefazione:
vita di frutto o foglia
e…albero al moto perenne…
 
               e solo l'anima vola a Dio
               che giudica…accoglie…
               mistero nel Mistero del tutto.
 
S'arrabatta l'homo sapiens…
e
nulla potrà mai capire.
 
    29 Novembre 2005.
 
 
Si muore una sola volta, ma per tanto tempo.
Molière, (commediografo francese, 1622-1673)
 
Quando busserà la morte le aprirò subito: non si fanno
aspettare le signore…cavaleri sugnu.
CalogeroDi Giuseppe,  (1938 - immortale)
 
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Calogero Di Giuseppe
 
ULTIMO VOLO
 
Hanno vinto le ombre
questa sera…
 
muore il sole…
 
nessuna luce in cielo
chiude il giorno.
 
E sta ferma la Terra
 
Ormai salgo
per l’ultima meta.
 
16 Gennaio 2006
……………………….
Calogero Di Giuseppe
                  
  I L   P U N T O
(di Partenza e d’arrivo)
 
In ogni forma le ossa
sepolte insepolte
rappresentano i vivi
 
e questi si muovono
con passi da zombie
vagando...
verso la siepe.
 
Barriera sicura
per chi vuole sapere.
 
Dunque traballa
homo sapiens.
 
E' il tuo destino
                        il punto.
                        27 Febbraio 2006
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Calogero Di Giuseppe
 
…QUAND’ELLA BIANCA…
 
Prima arrivò Lei
del triste becchino
e fu gentile….
Gia le candele
con profumo di cera
ardevano tremanti,
ed io pomposo
morto sul letto
con ironico labbro
sembravo vivo.
 
Pregavan tutt’intorno;
un mormorio di voci
salivano nel cielo
monotone…lente
con cirri di fumo
odorosi di incenso
dai candelabri accanto
al violaceo letto.
 
Piangeva qualcuno…
Io non so perché:
bellissimo è il giorno…
quand’Ella, bianca e pura,
eternamente giusta,
ci porta via…per mano
ascendendo festosa
verso la Luce…piano.
                                                             
4-5 Novembre 2006
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Calogero di Giuseppe
 
IL FARAGLIONE
 
Forte mi ergo…
eretto faraglione.
Orgoglioso gigante
solitario…
‘n mezzo ad  acque
agitate o calme.
 
In me si specchia il sole…
dondola l’ombra
del mio dirupo.
 
E trema il cuore
piange gia la sfuggita Primavera.
 
Oggi l’incerta estate
sa di ieri e forse
domani… ancora e ancora
verranno nuove acque
ed io mi troverò
nell’oceano disperso…
dall’altra sponda
dimenticata onda
della mia estate.
 
1o  Ottobre 2006
…………………………..
Calogero Di Giuseppe
 
SARO’ ANGELO
 
Vedervi ìlari garrire,
usignoli nipoti,
toccare ogni cosa
chiedendovi cos’è
mi gioisce il cuore…
Oh indole curiosa
d’Uomini futuri
e precoci bimbi.
 
Io ero voi,
non ricordo come…
 
Quando non sarò
che una foto,
sul muro o sulla tomba,
ricorderete il nonno
credendomi gia morto.
 
Saro angelo…invece
Rinato… e tornato
accanto a voi…
volando…vigilando.
 

17 Febbraio 2006

………………………
Stop