AUTORI OSPITI

AUTORI OSPITI:
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Armando Romano, Livia Corona, Giacinto Sica, Rita Virgillito,  Maria Chiara Quartu, Maria Grazia Butti, Francesco Zaffuto, Paolo Villa, Gabriella Lodi, Mariella Clemente, Filippo Aiesi, Semira Baldi. Maria Murriero, Tomaso Kemeny, Francesco Piscitello, Naimo Demetrio, Assunta Sionis, Grazia Cutaia, Giuseppe Fleccia, Giuseppe Messina, DIEGO VALERI, Ignazio Buttitta, Danilo Dolci, Adam Vaccaro, Antonietta Di Seclì, Micaela Baciocchi, Giuseppe Martucci, Mariapia Quintavalla, Paola Derosa, Gianpiero Neri, 
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Riteniamo opportuno iniziare con un testo molto significativo della Poetessa Livia Corona, amica cara da tanti anni. La sua sensibilità, morale ed artistica, è al di là della superficialità della società odierna. Non tutto è perduto se almeno uno di noi sulla Terra è capace di sperare. Calogero.
OGNI AUTORE è OPPORTUNO  CHE CONTROLLI I SUOI TESTI: SEGNALATE EVENTUALI ERRORI 
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INVERNO
       La luce del mattino
       sa di pianto.

       Come fantasmi appaiono
       passato,presente e futuro...
     Casa 27.1.2018
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Armando Romano
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Giampiero Neri
Poeta umile, Pacato, originale, e riflessivo.
.
GIAMPIERO NERI
POESIE
.
Villa Nena
La facciata era sicuramente liberty.
Come onde apparivano i balconi
verso il lago,
in parte nascosti dagli alberi.
Nella casa che è stata abbandonata
cigola la porta non chiusa,
della vecchia proprietà
non si hanno notizie da tempo.
È rimasto nel quadro alla parete
un documento del ’43,
un attestato che la signora è cittadina straniera
sotto la protezione del Consolato.
*
Due tempi
La civetta è un uccello pericoloso di notte
quando appare sul suo terreno
come un attore sulla scena
ha smesso la sua parte di zimbello.
Con una strana voce
fa udire il suo richiamo,
vola nell’aria notturna.
Allora tace chi si prendeva gioco,
si nasconde dietro un riparo di foglie.
Ma è breve il seguito degli atti,
il teatro naturale si allontana.
All’apparire del giorno
la civetta ritorna al suo nido,
al suo dimesso destino.
*

Delle misure, dei pesi, III

Del declinante mondo di Maria Signaroli
che abitava da noi in campagna
non si poteva domandare.
Oscillava fra le finestre della stanza,
qualche volta in giardino,
finché cadde sul pavimento.
Era una mattina se ricordo bene,
l’anno il ’32 o il ’33.
*
Era una trappola per talpe
che aveva progettato, una tagliola
per la loro sortita allo scoperto
e del fumo insufflato nei cunicoli.
Ma era passato il tempo
si svolgeva un diverso avvenimento
anche noi diventati talpe
per il variare delle circostanze.
.
PAOLA DEROSA
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GIUSEPPE MARTUCCI
Al grande fiume
I)
Oh grande fiume che prepari
e   r i p a r i
parole colpe, opere e omissioni
parolefiume e grande padre,
oh fiume lieto, energia soave
che zampilli e festeggi nelle spume

io qui seduta dirimpetto osservo
quanta lieta voglia di vivere traspare
e sento
l’aria fine che fa libero
il cuore, e le sue brume -
pupille lume ritrovato
qui a fianco, o largo fiume che
di notte affondi - e stendi
la tua seta come mano.

Taci corri separi
ma per meglio vincere
nel luccichio profondo -
fiume di cateratte buone, e anse
lente nel morso defluvio
delle reni,
scendi più solitario
e mite
oh fiume, fiume che riposi
stanco di azzurro e sedato
in più preghiere, nei molti
mezzi amori dei sentieri.

II)

Donne che cianciano moderne

donne che in bicicletta fan boccacce,
mischiate a etiopi, russe e ucraine
sentono - che qui si iscrive
volta di maestà profana e bionda,
già insediata e
rombo di cascatelle, più discorsi
del fiume, e poi - silenzio,

brune alghe saline che specchiate
in sé si volgono
nell’acqua.
Dolce ghirlanda cuce
e cuce un orlo giovane loquace
sul sentiero di muri e massi,
sotto al fiume intenti.

Ma il bel confine assurge e schiuma,
soffia via leggero
come un vento acquoso di là sul ponte
filo tranviarie macchine ed umani,
auto scorrono devote -
ma io quassù a mezzo ponte
e tu, tappeto soffio giocoso
qui nascosto
come lambivi a festa!
e dopo il chiasso,
trascorriamo insieme.


III)


Piace il fiume   pettina
le sue schiave bionde, tace
le onde immobili al cammino
le compiace,
tutte le vene oblique in foce.

E piace. Tavola di luce i suoi profumi
De profundis, dice. Semplifica il giorno,
camminava.
(Antonio – dice, si compiace)
Più si spandeva più frusciava
intatto il campo del vicino,
il fiume pettinava stava
cascatelle di gola non fluiva
singole labbra non chiudeva,
schiuse schiene di alghe separava.

Come correva! Concreava
gorghi nel vuoto contro ai muri
di argini gonfi di contrade,
di topi e chiaviche, e brusche chiarità
del vento, verso di
fiume di palude ah se fluiva
dalla sorgente riva - linda riva
intonso fiume là vicino qui
lontano
al cuore casto
sotto al ponte balli - il tuo cammino,

dolce acqueo sentiero di
sorgente, castamente lieto Lui

c a m m i n a…
.....*.....
GIUSEPPE MARTUCCI
L'EX SEDE DI ARTEULTURA
       B  U  C  O   N  E  R  O

Stasera il calare crepuscolare
imbruna di pesante l’atmosfera
e toglie il sonno a fiori e uccelli
e due bambini stretti al corpo
straziato dalla madre morta
soffrono l’infiammarsi
del dolore senza scadenza e confini
nell’orgia macellaia delle armi
                            
Armi che continuano a saettare
lo spazio sino al lontano orizzonte
dove s’estinta l’attesa dell’alba
e non risorgere più il sole
la spiritualità universale è spenta
scomparsa anche la carovana degli
affamati e il divenire solo un eterno
                                 buco nero
 GIUSEPPE MARTUCCI da Artecultura n. XLIX  6 GIUGNO 2016.
Pur essendo un “mistero” la Poesia, quando è veramente tale, deve obbligatoriamente avere un significativo messaggio. Altrimenti diventa inutile e insignificante. La Poesia si trova ovunque e in qualunque essere umano “anche se umile e ignorante”. Come tutte le Arti ha bisogno di “geniali espressioni dell’anima”. L’esperienza del Poeta Giuseppe Martucci, Presidente ed editore di ARTECULTURA, famosa per la serietà professionale, ci offre questa bellissima Poesia che ben descrive la scelleratezza della “politica mondiale” che ha mutato l’Universo in una miriade di buchi neri: in Cielo, in Terra, e in ogni Luogo. Comprese le anime di certi Politicanti,
Assassini Mondiali che fomentano guerre senza pietà ovunque. Calogero Di Giuseppe  25-5 2016
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LA POETESSA MICAELA BACIOCCCHI
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L’AMORE, CHE STRANA  COSA
 .
L’amor è una dolce  malìa a cui
Il cuor si abbandona che a
nessun perdona!
I  miti e le leggende ce ne hanno
narrato  ed in un mondo magico
trasportato.
Che dir della scienza : lo definisce
una  fortissima esplosione di
protoni e neutroni che, quando arriva,
sembra portarci in petto emozioni  grandi
come cicloni.
Il “Sommo Poeta”  lo fa diventar celestiale
e molto spirituale.
Il mio pensiero su di lui:
“Una cosa strana che in alto ti fa volare ed il
cielo con un dito toccare “ .
Con lui vorresti coniugare
 il verbo
 “Amare”.

MICAELA BACIOCCHI
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NUVOLE DI MAGGIO

Maggio è un mese assai speciale:
le sue nuvole sono nodi d’amore
che si coloran d’un rosa eccezionale!
Dietro di lor si cela Cupido ed i suoi dardi
sempre pronto è a lanciare, per far qualcuno
Innamorare!
Le nuvole nascondono il celeste pargoletto
mentre all’opera si mette e, senza fallo, ogni
tiro non è mai allo sballo.

In questo bel mese che l’amor celebrar brama,
molti scelgon la propria dama.
Una dolce atmosfera nella natura si diffonde:
il vento   fa mormorar le fronde.
Io con la mia mente volo su un’eterea nuvoletta,
mi produco in un gioioso piroetta,
 sentendomi
dall’ Empireo protetta!

© 2016 MICAELA BACIOCCHI
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“DONNA, TU…!”

Donna, dentro di te tu sai di esistere!
Non fermarti al primo ostacolo, una siepe
non è poi la fine del mondo.
Comincia ad uscire dal tuo rigido guscio e
dimostra una volta per tutte che sai
camminar da sola.
senza attender l’altrui parola!
Sarò dura ma son sicura che ce la farai perché
ormai hai preso coscienza che non ci vuol molto
a sfatare gli arcaici tabù che ti vedevano sottomessa,
con una paura estrema di esporre una singola idea.
Ora che “Sei, quindi Esisti”: usa la bella   mente che
 è in te, sempre vivace ed intelligente pronta recepire tutti
quei messaggi che scaturiscono
da quel tuo intelletto, magari un pochino bizzarro ed
arguto ma anche colmo   di talenti.
Portali alla luce e…
finalmente:
“Vivi “!
© 2016 MICAELA BACIOCCHI
…..*…..
POESIA … FIORE!

Una goccia di rugiada cade su un petalo di rosa,
un’arpa subito una melodia intona e
la rosa sboccia col suo profumo delicato:
lo accolgo tutto d’ un fiato!
Un sospiro alato mi trasporta su un verde prato
ove tante margherite sono ormai fiorite.
Un usignolo canta ed ogni cuor incanta!
Un passero vede la prima gemma su un ramo:
è per lui un richiamo.
In primavera il pesco fiorisce e si innamora,
così di rosa la natura si colora!
Con la bella stagione tutto diventa poesia:
i fiori, l’aria frizzante ed una nuova armonia
ispirano   il poeta  
nel lungo il fiume passeggia
scrivendo dolci pensieri:
quelli di oggi, di eri
e… forse di domani,
facendo scorrer la penna fra le mani!
È poesia, è fiore, è musica, è fantasia
è…
l’anima mia!
© 2016 MICAELA BACIOCCHI
….*…..
ARMONIA DI PRIMAVERA

Lungo la Senna che scorre lenta
una musica dolce si ode e
fa palpitar il cuore piano piano,
quasi volesse prendermi per mano!
Una fioraia mi porge una rosa bianca,
sembra voglia sussurrar qualcosa!
L’aria frizzante di primavera cambia l’atmosfera.
Il venditore di palloncini è ormai al centro del mirino:
è in arrivo il ciclone … “Bambino”!
Dalla torre campanaria di Notre Dame rintocchi tonanti
attirano lo stupore degli attoniti passanti!
Giardini, fiori, allegre musiche intonate da una fisarmonica,
da un violino o da una tromba mi avvincono
mentre cammino con la mia rosa bianca in mano!
Sogno, è primavera!
Il mio cuor più non dispera e si sveglia alla vita vera,
Sbocciando come un pesco in fiore,
Io disegno amore ed un fior mi sorride.
La mia anima si schiude al nuovo giorno,
quasi non vedendo quel che mi accade attorno.
Che cosa c’è di più bello: è solo poesia, è armonia:
“È vita mia!”
© 2016 MICAELA BACIOCCHI
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 Questo magnifico capolavoro rappresenta Sebastiano Di Seclì
Unico superstite
 .
Dipinto dalla figlia Antonietta.
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L’INCENDIO DI MARCINELLE 262 vittime.
La famosa rivista milanese ARTECULTURA, diretta Da Giuseppe Martucci, del gennaio 2016 a pagina 24ricorda un evento straordinario e incancellabile nelle menti dei parenti e delle 262 vittime nell’incendio di MARCINELLE: Belgio 8 agosto 1956.Le vittime sono scese subito l’uscita dei “FORTUNATI MINATORI” ai quali hanno dato il cambio. Tra questi c’era SEBASTIANO DI SECLI’ papà di Antonietta nota poetessa e pittrice. La quale ha dipinto un bellissimo quadro che ritrae il padre, omaggio alla memoria, di quel triste evento, seduto su una valigia e nello sfondo le fiamme del disastroso rogo nella miniera… con dei bellissimi particolari. Il MOVIMENTO LETTERARIO LOMBARDO, (E Belle Arti) Di cui Antonietta Di Seclì fa parte, ritiene un dovere partecipare a questo triste ricordo per non dimenticare. Calogero Di Giuseppe


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ADAM VACCARO
TERRITORI, METROPOLI E ALTRE ADIACENZE
 Catabiosi al bar
Quasi inverno
Morbidezza
Pensieri d’acacia
Dal treno
L’orecchio degli Dei
Falli-mental
Fuochino spia
Impasto giusto
Fiume d’inverno
Amori e vapori
Terrori di un’H
Luce sulla pece
Metamorfosi, forse
Il Rosa da casa
Verso la piana
Ri-mare furt ivo
Nevica?
Eppure
Acquari metropolitani.


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DANILO DOLCI

DANILO DOLCI
Grande uomo, 
grande sociologo, grandissimo amico della Sicilia. DólciDaniloSociologo e scrittore italiano Sesana, Trieste1924 - PartinicoPalermo, 1997), studiò architettura, mostrando anche interesse per la musica e la poesia. Dopo una prima esperienza di educatore e sociologo a Nomadelfia (1950-52) con don Z. Saltini (v.), maturò la sua vocazione di riformatore sociale dedicandosi al riscatto di una delle zone più depresse d'Italia, la Sicilia occidentale. A questo scopo mirarono le sue pubblicazioni, più vicine al documentario che alla letteratura: Fate presto (e beneperché si muore, 1953Banditi a Partinico1955Inchiesta a Palermo, 1956; Spreco1960Racconti siciliani, 1963, tratti dagli ultimi tre volumi, Conversazioni contadine1966Chi gioca solo1967Chissà se i pesci piangono1973, e le iniziative sociali, in cui confluirono atteggiamenti cristiani, socialisti, liberali e "gandhisti" (metodo della protesta non violenta), da lui promosse a Trappeto (1952), a Partinico (1954), per la diga sul f. Iato, e in altre località della Sicilia. Motivi sociali e religiosi si fusero originalmente nella sua produzione poetica: Voci della città di Dio1951Poesie1956Il limone lunare1970Creatura di creature, 1979Palpitare di nessi1985. Treccani .....*..... 
"Come siciliano sono orgoglioso di ricordare un maestro della mia infanzia". Nonostante la mia giovane età e la mia ignoranza... immediatamente ho capito che si trattava di un grande benefattore dell'umanità. Soprattutto per chi non sapeva allora né leggere né scrivere: cioè quasi  l'80% della popolazione italiana. Grazie Danilo... Grazie... 
Calogero Di Giuseppe.
Grazie Danilo... ciao.

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IL GRANDE BUTTITTA
STRAORDINARIO POETA.

IGNAZIO BUTTITTA
FAMOSISSIMO POETA E CANTASTORIE SICILIANO
…..*…..
Enciclopedia Treccani
Clicca su l’argomento che ti interessa in rosso.
ButtittaIgnazio. - Poeta dialettale siciliano (BagheriaPalermo1899 - ivi 1997); autodidatta, esercitò da giovane i più umili mestieri, per poi darsi al commercio; avverso al fascismo (nel 1922 capeggiò una sommossa di popolo), partecipò alla Resistenza. La sua poesia, d'ispirazione popolare e insieme consapevolmente letteraria, è passata dall'originario sensualismo tra arcadico e dannunziano (Sintimintali1923Marabedda1928) ai toni epico-lirici e quasi da cantastorie della celebrazione del lavoro e delle lotte del popolo siciliano (Lu pani si chiama pani1954, con trad. in lingua di S. QuasimodoLa peddi nova1963Lu trenu di lu soliLamentu pi la morte di Turiddu CarnivaliLa vera storia di Giulianu, in unico vol., 1963). Nella produzione successiva il crisma dell'ufficialità sembra avere un po' indebolito le motivazioni originali della sua poesia (tra l'altro tradotta in francese, russo, cinese, ecc.): Io faccio il poeta (1972); Il poeta in piazza (1974); Pietre nere (1983). Vanno poi ricordati ancora il volume antologico Prime e nuovissime (a cura di M. Puglisi, 1983) e il lavoro teatrale Colapesce: leggenda siciliana in due tempi (1986).
…..*…..
Ignazio Buttitta è stato un “Poeta dialettale” meritevole del premio Nobel (non dato) come l’amico Quasimodo e tanti altri. Era famoso oltre i Paesi europei. Eccentrico, simpatico originale nel mostrarsi, ne fare e nel dire: Un vero Poeta e un vero uomo.  Calogero Di Giuseppe


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 DIEGO VALERI
L’AVE


La campana ha suonato

e l'Angelo è venuto.

Lieve lieve ha sfiorato con l'ala di velluto

il povero paese;

v'ha sparso un tenue lume

di perla e di turchese

e un palpito di piume;

ha posato i dolci occhi

sulle più oscure soglie...

Poi, con gli ultimi tocchi

cullàti come foglie

dal vento della sera,

se n'è volato via:

a portar la preghiera

degli umili a Maria.
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DIEGO VALERI

Per conoscerlo meglio clicca sotto
   http://www.treccani.it/enciclopedia/diego-valeri/
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Attenzione: gli autori ospiti sono tenuti a segnalare eventuali errori
o disguidi per correggerli: La redazione non si assume nessuna responsabilità.
.....*.....
Giuseppe Messina
Il prof. Giuseppe Messina è molto apprezzato a Mussomeli e altrove non solo per la sua natura
semplice e umana... ma anche perché è un ottimo scrittore ed un interessante Poeta, come
dimostra questa Poesia che descrive bene i difetti di alcuni poeti che non hanno capito che
non basta scrivere bene componendo magnifiche Poesie
Dopo aver saputo che un "Poeta Giuda" ha parlato male di me (ingiustamente)
pur sapendo che lo ritengo un bravo Poeta e grande amico mi ha dedicato i seguente testo! 
UN POETA DEVE DISTINGUERSI ANCHE
DAL PROPRIO COMPORTAMENTO VERSO IL PROSSIMO E VERSO SE STESSO.
*

GIUSEPPE MESSINA
Dialetti d’italia

Cufu ca dissi caru cumpari
Lu tiampu 'ughè tiampu tuttu tiampu?
Nudduc'arrispunnì 'pi fallu pinsari?
Lu tiampu curri e s'arrizzola
Avanti tira senza cumplimenta
Mancu ti talia di passata
Di scantu arrizzanu li carni
Lu sangu sicca 'ni li vini
Arrappata la peddi s'arritira.
Cumpari vi lu dicu n'cunfidenza
La vostra Jè na gran minchiata
lu tiampu passa e nenti si sparagna.
Nota Biografica Giuseppe Messina è nato a Mussomeli, nella provincia di
Caltanissetta. Laureato in Lingue e Letterature Straniere presso
l’Università di Palermo, ha insegnato Lingua e Civiltà Inglese.
Sue poesie si trovano nell’antologia Profumi di Montagna.
Primo classificato al premio “Poesia Prosa ed Arti
Figurative”, indetto dall’Accademia Internazionale Il Convivio,   con il racconto
L’Astronomo Dicerie e Leggende e i romanzi: La guerra di Calò,
Ha pubblicato la raccolta di racconti Pranzo di Natale al buio; 
 Minosse, l’Oscura morte di un re; Redivivo.
                                

16 Settembre 2015
.....*.....
GIUSEPPE FLECCIA


 Laura  Moruzzi, (Attrice) Calogero Di Giuseppe, (Poeta) Maria Teresa Mosconi (Poetessa)

CENACOLO S. EUSTORGIO, Milano 28 Maggio 2015

Riflessione



Trovarsi dentro l’occhio del ciclone
tra muri ormai cadenti.
Sentire un grande buco dentro il cuore
e stringer forte i denti.


Attendere che l’alba poi ritorni,
con la speranza in seno,
che, uno dopo l’altro i nostri giorni
conoscano la gioia ed il sereno.
                                Giuseppe Fleccia
.....*.....
MARIA GRAZIA CUTAIA
Sono Grazia Cutaia: vivo a Milano, sono laureata in sociologia con indirizzo psicologico, ho frequentato corsi di bioenergetica e dal’92 al ‘99, intrapreso un percorso formativo di tipo pisicosintetico dove ho imparato a far mia la meditazione. Nel 1997 ho conseguito il terzo livello di Reiki (metodo tradizionale) e dal 2010 ho conseguito il diploma di Counselor Umanistico esistenziale.   Sono fermamente convinta delle enormi possibilità che offrono questi metodi lungo il cammino evolutivo dell’essere umano, sia come soggetto unico nel mondo, che come partecipe alla vita della comunità.

............*............
LE RONDINI
Le rondini sono partite…
Hanno preso il volo
All’alba, attraverso il mare
Per un paese più caldo.

Han portato via qualche ricordo,
Ma spero, nel loro cuore tanto affetto.
Ho sistemato il loro nido
I loro trastulli pian piano conservo
I loro cinguettii par di sentire,
Travolti dal vento che li porta lontano,
I giorni passano, giorno dopo giorno…
Qua e là trovo una conchiglia,
Anche in mezzo alla sabia trovo noccioline,
Le piantine crescono e ci ricordano il loro affetto.
Queste sere d’Agosto ci offrono
Un magnifico cielo stellato,
Ammirate anche voi… l’immensa bellezza
Della natura…
          Assunta Sionis…
Mussomeli, Agosto 2014.
.....*.....
Demetrio NAIMO
DEMETRIO NAIMO
Ho conosciuto Demetrio Naimo nel mio “itinerario poetico” nella città di Milano. Ove i “Poeti” come tutte le creature umane mostrano pregi e difetti. In casi eccelsi capita di incontrare persone come Demetrio di una bontà eccezionale, Mite e paziente come agnello. L’ultima volta che l’ho visto stava mangiando un panino vicino al Palazzo di Giustizia di Milano… tornava dal vicino Policlinico per una visita medica. Appena mi  vide mi salutò volentieri. Con una “strana luce negli occhi”, mi guardò… forse mi voleva confidare qualche cosa... ma disgraziatamente per me non lo fece: seppi qualche mese dopo che non c’era più: da tempo non mi rispondeva nessuno dal suo telefono… nel suo libro PAROLE LIBERATE mi scrisse la seguente dedica: Per il mio amico Calogero Di Giuseppe con affetto. 
Essergli stato amico mi riempie d’orgoglio.
Ciao Demetrio un giorno o l’altro ti verrò a trovare... Calogero
…..*….

Demetrio Naimo è nato a Cataforio di Reggio Calabria. Il primo settembre 1936. Si è sposato il 9 febbraio 1958 con Brigida Pitasi e hanno avuto 3 figlie: Marianna, Mimma e Mariella. Dal 1971 è stato residente a Milano in via Monte Palombino n. 11.  E’ stato componente del “Coro del Duomo di Milano e in quello della “Sacra Famiglia” di Rogoreto. Ferroviere Capotreno.  Così ha scritto nella sua autobiografia: “Io sono molto credente e ringrazio il Signore per l’aiuto che mi dà, per la mia salute, per la mia famiglia, per la voce e per l’ispirazione a svolgere le poesie.”
 MESI DELL'ANNO
.
Gennaio inneva  monti e prati.
Febbraio grandi e piccoli imbacuccati.
.
Marzo un po' di sole all'aurora.
Aprile è il mese della flora.
.
Maggio Tanto cinguettio d'uccelli.
Giugno ha le giornate belle.
.
Luglio è il mese del sol leone.
Agosto manda in ferie le persone.
.
Settempre cura l'uva il contadino.
Ottobre la piglia e fa il vino.
.
Novembre ammucchia foglie nei viali.
Dicembre è il mese del santo natale.
.....*.....
Tomaso Kemeny
7 POESIE
NELLA PRIGIONE
             luce e tenebra
Senza pesci
             scorre tra le braccia
il tempo
La mia giovinezza
             non è inchiodata
alle vostre porte.
Nessuno, mai, legherà
la mia primavera.
(Uscire là dove
il mio sogno sia il Tuo).
…..................*......................
Da  Quarantacinque Poesie (1952 – 1961) 
Nomos Edizioni, Busto Arsizio, 2012
.....*.....
L'ETERNITA' E' UN CONCETTO CUPO
L'eternità è un concetto cupo
brutta copia dell'attimo che ancora
ci separa; se il nostro respiro
ostenta il sorgere della prima
luce in pieno giorno,
il tuo corpo senza fondo arresta
le mie mille vite slabbrate che
scorrono in te verso
l'eclissi totale del mondo.
…................................
Da Qualità di tempo, Società di Poesia – Guanda, Milano 1981
.....*.....
LA LINEA DELLA VITA
La linea della vita solca il campo
di grano. S'inabissano le labbra
nel calice caduco
del rosolaccio. La pelle si accende
tra i rovi. Isolata, tra gli aculei,
dorme la bambina che
prende le stelle al laccio.
…...
Da Il libro dell'angelo, Fenice Contemporanea, Guanda, Parma, 1991
.....*.....
HA INIZIO LA CREAZIONE DEL MONDO
Prima della luce fu amore
la vertigine che animò
l'abisso. L'attesa trovò
un limite nella solitudine
da cui scaturì il folgore.
Prima della tenebra fu odio
la forma che ingabbiò
il vuoto e la materia
s'intrise di desiderio
opponendosi alla mutazione.
Prima del nulla fu morte
la grandezza che scorse
nel vene del tempo
liberando la creazione
dalla vanità della forma eterna.
Prima del silenzio fu la parola
germogliante dal caos.
...........…....
Da  Melody, Marcos y Marcos, Milano 1997
.....*.....
ALLA  PAROLA
La parola sorse
da crateri di luce
e creò un mondo sradicato
dal proprio principio, fino
alla fine dei tempi irripetibile.
Ma tu ascolta
solo la parola che scaturisce
dalle fenditure del tempo
e trapela dai circuiti del silenzio
nel medesimo fremito celando
carne e polvere.
................….
Da Poemetto gastronomico e altri nutrimenti,
Jaca Book, Milano, 2012
.....*.....
EUROPA
Europa, la tua figlia preziosa
come la vita,  la bellezza
dai mille volti
viene prostituita, allo sventolare
delle bandiere.
“Liberté, égalité, fraternité”
si vendono al supermercato
delle chimere.
…...........
Da Poemetto gastronomico e altri nutrimenti, op.cit.
.....*.....
 IL CANTO DELLE MUSE
Più t'amo, più la notte
sfavilla insaziata.
La tua grazia arde come frutto
agli altri uomini interdetto
e agli Dei. Ebbra di vita
ogni tua movenza
zittisce il mondo
e nella polvere dei giorni
il canto delle Muse riporta.
….
Da Una scintilla d'oro a Catiglione Olona... Effigie, Milano, 2014

Ho perso il mio popolo?
 “Il poeta è un morto che cammina
se non ha il suo popolo a seguirlo
sul sentiero delle sue visioni”,
così nell'ombra che precede il giorno
pensò il poeta costruendo quel caos
da cui potesse sorgere l'epoca
del rinnovamento e poi disperato:
“Sono un uomo di niente
smarrito nella massa
di consapevoli consumatori
sempre più sprofondati nel vuoto”
Voce del Mondo
“Sappi che tu pure sei una nullità
tutto ciò che pensavi di poter capire
è crollato e sei una vociante tabula
rasa imprecante sui sentieri
di guerra della vana utopia”
Voce della Terra
“Nessuno può vantare il tuo sembiante
se non angelo o santo. Poeta
canta quanto è lungo il tuo giorno
la favola del diluvio in fiore
e col coraggio della disperazione
prepara l'apparizione della quarta
Grazia, ripeti la leggiadria del suo
incedere finché non condivida
con tutti la visione
che incendierà la neve impalpabile
delle resurrezione del genio umano
in grado di procurare il pane
della giustizia e l'acqua dell'impossibile
appagamento.”
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Tomaso Kemeny (Budapest 1938 - ) professore ordinario di Letteratura
Inglese all'Università di Pavia, ha pubblicato libri, saggi, articoli
sull'opera di Ch: Marlowe, W.Shakespeare, Coleridge, Shelley, Byron,
Lewis Carroll, Dylan Thomas, Pound e James Joyce. Ha pubblicato
nove libri di poesia, tra cui Il libro dell'angelo (2011), La Transilvania
liberata (2005) e Poemetto gastronomico e altri nutrimenti (2011).
Traduttore di Lord Byron, Jozsef Attila, Gèza Szocs e Ch.Marlowe
ha ideato numerose azioni poetiche e ha scritto il testo drammatico
La conquista della scena e del mondo(1996). Ha pubblicato un libro
di poetica insieme al filosofo Fulvio Papi Dialogo sulla poesia (1996)
e un romanzo Il Don Giovanni innamorato(1997). Con Cesare Viviani
ha condotto il seminario sul “Movimento della poesia italiana degli
anni'70”(documentati in due volumi) presso il club Turati di Milano.
 E' uno dei fondatori del Movimento Internazionale Mitomodernista e
della “Casa della Poesia “ di Milano.
.....*.....
FRANCESCO PISCITELLO
SETT POESII DE LA V’ENA SOTURNA 
(Sette poesie della vena scura)
.....*......
Ombrii
Che fin hann faa
tutt i passion che on temp
me vosaven de dent a squarciagòss?
Adess me par che s’hinn mettuu a tasè
e infina la memòria
la s’è sbiavida.
Seguiti a camminà
involtïaa dent in de ’sta scighera
senza vedè la forma de nagòtt
ma domà pòcch ombrìi.
E son minga sicur
de doe che son dree a andà.
Ombre
Che fine han fatto / tutte le passioni che un tempo / mi gridavano
dentro a squarciagola? / Adesso mi pare che si siano messe a tacere /
 e persino la memoria / s’è sbiadita / Continuo a camminare /
 avvolto in questa nebbia densa / senza vedere la forma di niente /
ma solo rare ombre. / E non sono sicuro / di dove sto andando.
.......................
La bestèma
La balla, la tosetta,
denanz d’i oeugg de l’òrb
e la vos d'on violin,
d'ona dòna, del vent,
sònen arént
a l'oreggia del sord.
L'è allora che del coeur
la bestèma rabbiosa la sortiss.
Però d’on bòtt la moeur
su la bocca del mutt.
La bestemmia
Danza la ragazzetta / davanti agli occhi del cieco / e la voce d'un violino, /
d'una donna, del vento, / suonano accanto / all’orecchio del sordo. /
È allora che dal cuore / esce rabbiosa la bestemmia. /
 Però subito muore / sulla bocca del muto.
.........................
I sògn
La guerra inutil per difend i sògn
la m’ha lassaa
d’i gran cresp in la faccia
e ’sti sciamp de gaìna arént  ai oeugg.
A la mia età, quand s’è pù in cas de vinc
né de impattà,
in del voltass indree
a vardà quell che resta in sul terren,
insèma a qui pòcch fior
ch’hann faa fadiga a cress
in mezz ai sass e ai spin,
se spera de vedè che i sògn hinn mòrt
e ch’è passaa el pericol, finalment,
che ciamen indree anmò
a seguità la guerra.
Ma lor, i sògn,
voeuren minga savèghen de morì:
e a tradiment
tornen semper a nass on’altra vòlta.
I sogni
La guerra inutile per difendere i sogni / mi ha lasciato /
delle gran rughe in volto / e queste zampe di gallina vicino agli occhi. /
 Alla mia età, quando non si può più vincere / né impattare, /
 nel volgersi indietro / a guardare quel che rimane sul terreno, /
insieme a quei pochi fiori / che han faticato a crescere /
tra le pietre e le spine, / si spera di vedere che i sogni son morti /
e che è passato il pericolo, finalmente, / che chiamino indietro ancora /
a continuare la guerra. / Ma loro, i sogni, / non vogliono saperne di morire: /
 e a tradimento / tornano sempre a nascere di nuovo.
.......................................
La státoa
 Manca pòcch a cognoss
tutt el frecc e ’l silenzi de la terra:
e finadèss
gh’è staa nissun che s’è fermaa a fagh cas
a la státoa che dent per dent la vosa
perché la voeur sortì
del marmor che la ten sarada su.
La statua
Manca poco a conoscere / tutto il freddo e il silenzio della terra: /
e fino ad ora / nessuno si è fermato a badare / alla statua che talvolta urla /
 perché vuole uscire / dal marmo che la tiene rinchiusa.
..........................
El violin ròtt
L’hann cattaa su de terra, ona mattina,
che ’l respirava anmò. L’era on barbon
vecc e strascent e vonc.
A l’ospedaa
gh’aveven pèna e schivi in del stess temp:
pussee schivi che pèna, a dila tutta.
On moment prima de sarà su i oeugg
l’ha provaa a dì on quaicòss. Però la vos
che la passava in mezz a qui pòcch dent
l’era fiacca e stonada
come quand on archett el fa sgoagnì
on violin frust e ròtt, tant che nissun
l’è staa bon de capì quell che ’l diseva.
Ma l’è staa mèj inscì,
perché l’è mòrt senza savè che tucc
avarìen riduu
se avessen intenduu che i sò paròll,
el sfòrz de l’ultim fiaa,
eren paròll d’amor d’on vecc barbon
innamoraa.
Il violino rotto
L’hanno raccolto da terra, una mattina / che respirava ancora. /
Era un barbone / vecchio e stracciato e sporco. / All’ospedale /
 avevan pena e schifo al tempo stesso: / più schifo che pena, a dirla tutta. /
Un momento prima di chiudere gli occhi / ha provato a dir qualcosa.
Però la voce / che passava in mezzo a quei pochi denti / era fiacca e stonata /
come quando un archetto fa stridere / un violino vecchio e rotto, tanto che nessuno /
ha potuto capire cosa diceva. / Ma è stato meglio così, /
 perché è morto senza sapere che tutti / avrebbero riso /
se avessero capito che le sue parole, / lo sforzo dell’ultimo respiro, /
 erano parole d’amore d’un vecchio barbone /  innamorato.
.......................
Doe la strada la finiss
Mì me par che i mè pass,
vun dree a l’alter, camminen deperlor,
e tutt quell che mì foo l’è fà andà i pee.
Ma in doe vann tant de pressa
de famm fà inscì fadiga a stagh adree
in ’sto sentee
pien de sass, de foppei e de topicch?
Mì el soo: vann là vers quell canton
doe la strada la finiss, e lee
l’è lì ferma a spettamm.
Allora la me dervarà i sò brasc,
la poggiarà i so làver sora i mè
e la me basarà.
Dòpo andaremm insèma, brasciaa su,
in doe sarann perduu
la memòria e ’l dolor.
Dove la strada finisce
A me pare che i miei passi, / uno dietro l’altro, camminino da soli, /
 e tutto quel che io faccio è muovere i piedi. / Ma dove vanno tanto di fretta /
da farmi fare così fatica a seguirli / in questo sentiero /
pieno di pietre, di buche e d’inciampi? / Io lo so: vanno là verso quel luogo /
dove la strada finisce, e lei / è lì ferma ad aspettarmi. /
Allora mi aprirà le sue braccia, / appoggerà le sue labbra sulle mie / e mi bacerà. /
 Poi andremo insieme, abbracciati, / dove saranno perduti / la memoria e il dolore.
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I vers inutil
Certi vòlt me domandi perché mai
dovariss vess possibil
fa intend cont on quai vers
quell che ’l coeur l’ha capii domà in del piang.
I versi inutili
A volte mi domando perché mai / dovrebbe esser possibile /
far comprendere con qualche verso / quel che il cuore ha capito solo piangendo.
 La poesia è inseparabile dalla lingua nella quale è stata scritta:
per buona che sia una traduzione, quanto meno non rende il ritmo e il suono,
importanti quasi quanto il testo. Per questo vorrei chiedere al lettore
non milanese di leggere i versi originali, usando la traduzione “di servizio”
solo come aiuto lessicale. Per quanto riguarda la pronuncia
basta ricordare che o si legge u, salvo quando rechi l’accento –
 nel qual caso si legge come in italiano - e che u si legge ü. 
Grazie per il sacrificio affrontato.
N. d. a.
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Maria Murriero
L’ALBERO E IL SUO CUORE

Era un giorno come gli altri,
O forse no?
Alzando lo sguardo,
ti  ho notato,
un grande albero.
Sul tronco avevi
Un cuore.
Disegnato
dalla tua forza creatrice,
Non è una promessa
di due amanti,
ma dichiarazione d’amore
ai viandanti,
se di te si accorgeranno.
Chi passa,
tempo non ha.
Ti guarda senza vedere,
ti parla senza sentire.
Amico Albero,
non ti stupire,
non a tutti
è dato udire
La sinfonia del cuore,
che l’amore
sa suonare.
16 Aprile 2014
Maria Murriero.
 .........................*..............................
SEMIRA BALDI
 SFIORITO È IL TEMPO
Ed. 2014
Semira Baldi è friulana di origine... ma vive da molti
anni a San Donato Milanese (MI). La sua prima raccolta
è Dialogo con l’intimo (Grafiche pavoniane, Milano, 1989),
seguita dalla plaquette fuori commercio 25 Poesie e 8
haiku, con postfazione di Mauro Ferrari (2008).
È apparsa con una silloge su Retrobottega2 (CFR Edizioni,
2012) e con alcune poesie su Epos. Collana di poesia
civile n. 20 (ivi). È inoltre presente in vari siti, tra cui
www.natisone.it/furlanis
….*….
 Naufragio
Vivere e sentirsi dispersa
come dopo un naufragio
eppur qualcosa galleggia ancora
sulla superficie
ma son solo resti di quello ch’è stato
la nave s’è incagliata
la vita come soffio è passata
anni fa c’erano altri anni ed altri ancora
i tanti amici del cuore
la passione l’amore
la sera ora, è calata per sempre
buio fitto nessun salvagente.
 ……………… 
 Tremiti 2012
Le cicale da mane a sera cantano
e mai si stancano
Com’io mai mi stanco
alle Tremiti di tornare
di scendere alle sue  cale
dove il vento profuma
di mirto, lentisco ed elicriso
e le rocce sa plasmare

S’infrange l’onda 
sulla rovente scogliera e nel suo delirante andare
galoppano con essa i miei pensieri
Corre la brezza tra i pini d’Aleppo
e come arpa i rami fa vibrare
e quella luce che tutto avvolge e colora
riempie di pace e serenità
l’animo inquinato
dalle scorie della città.

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VENERE (Botticelli)
.....*.....
FILIPPO AIESI
C’ERA UNA VOLTA

C'era ulna Volta un paese
che era sempre bello
in ogni mese.
Al mondo aveva dato lo splendore
con menti eccelse
che valevano oro.
I segni aveva lasciato
in ogni strada,
erano i segni della civiltà spianata.
Ora però giace
inerte e devastato
da una classe politica imbelle,
mal governato.
Nel suo parlamento
siede tanta spazzatura,
che non pensa ai propri avi,
che non hanno avuto paura.
Oh povero paese! Sì devastato,
che male hai fatto?
Per essere così mal rappresentato!
Pioltello li, 20 ottobre 2014
Filippo Aiesi
.....*.....
FILIPPO AIESI
SENZA ESPRESSIONE
Ho visto crollare i miei sogni
e l'animo mio smarrito
s'aggira tra suoni e rumori
fra gole di grigio cemento
e volti senza espressione
nell'aria satura e marcia
prodotto di infinite equazioni.
.....*.....
LA MORTE
Bufera silenziosa
che percuote la pianta della vita
cadono i frutti
finiscono le vite
di noi uomini
misere nullità dell'universo.
F. Aiesi
L OROLOGIO DELLA VITA
L’orologio della vita
quando batte le sue ore
io l’ascolto sempre attento
con i palpiti nel cuore.

Quando giovane l’ascoltavo
mi sembravano molto lenti
mentre con ansia aspettavo
il maturare degli eventi.

Poi maturo tutto immerso
nella bolgia del lavoro
quei rintocchi l’aspettvo
mi sembravano un tesoro.

Ora nell’età vetusta
quei rintocchi son veloci
ho certezza della fine
spero solo che sia giusta.
Filippo Aiesi
Pioltello 10 magio 2014

LA PREGHIERA DEL CITTADINO
Signore Iddio,
Padre Onnipotente,
Tu che ogni cosa puoi,
Perché hai cessato
La produzione di esseri sani,
Di persone pulite, Dirigenti
Che neghino a priori
Ogni tentazione malsana.
Credimi Signore!
Non voglio insegnare nulla,
Tanto meno a Te, Essere Supremo
Non servono impianti speciali
Macchinari sofisticati
Basta che gli aliti nel cervello
Prima che vengano sbattuti
Sul palcoscenico della vita
Affinché il mondo non soffra,
Che i tribunali cessino di giudicare
Inutilmente,
Che i poveri non siano più maltrattati
Che i giovani possano trovare
La giusta gioia della vita, che gli spetta!
Gloria a Te Altissimo
Ascolta questa umile preghiera
Perché siamo ormai alla fine.
Oltre ci aspettano solo gli Inferi.
Amen.
Filippo Aiesi
Pioltello 12 marzo 2014 ore 13:30
..........
AMORE NASCENTE

Nel giorno che sale
il tuo Amore
mi appare potente,
avvolge il mio cuore,
mi riempie la mente.
Nell’etere i nostri pensieri
si rincorrono
si uniscono
si fondono
in un unico abbraccio
d’Amore nascente.
Filippo Aiesi Pioltello 8 marzo 2014

IL LIBRO RIPOSTO

Distesi sulla spiaggia dorata,
assolata da un sole leonino
i nostri corpi dolcemente levigati
dalla dolce brezza marina.
Ho riposto il libro,
per leggere solo nei tuoi occhi
la nostra delicata
inebriante
storia d’Amore.
Filippo Aiesi
Marina di Modica lì 25 luglio 2014
 ...................................................................
MARIELLA CLEMENTE
RICORDI ESTIVI
Ho raccolto
lampi di bellezza
per illuminare
il  buio che verrà.
…..*…..
IL SAPORE DELLA NOTTE
Stanotte,
voglio gustare
il sapore delle ore.
L’ora del sogno,
e quella del dolore,
L’ora del rimorso
e quella del perdono.
L’ora della speranza
e quella della paura.
L’ora dell’amore
e quella del pianto.
E l’altra e l’altra ancora
Finché  la notte
le chiude tutte
nei suoi veli neri
e l’alba porta
l’ora dell’abbandono.
Mariella Clemente
Il Mistero della Poesia non è altro che la “sintesi” del mistero cosmico e di “Tutto ilo creato”. Quell’Infinito atroce di G. Leopardi che tanto  ha sofferto: nell’anima e nel corpo e che concede a Noi esseri poetanti  ogni giorno un briciolo di speranza e di conforto. 27-2-2014  Da Novissimi Pensieri: Calogero Di Giuseppe.
  DOVE VAI MADONNA POESIA?
 “Viene l’estate,
dove te ne vai,
Madonna Poesia,
or che l’Ariete
chiude bottega ?”
“Non temere-
risponde soave-
guarda col cuore,
ascolta con l’anima,
sempre io sono
là dove tu sei”
………………………..
POESIA GENEROSA
Sorsi di luce
Agli uomini smarriti
Offre generosa
Madonna Poesia
E d’intorno spande
Profumo di Natale.
………………………
RICORDI ESTIVI
Ho raccolto
lampi di bellezza
per illuminare
il buio della verità.
..................................
Da “I Poeti dell’Ariete News.
Mariella Clemente.
..........................................

  DOVE VA LA "POESIA"
Lembi di lenzuola
vibrano nel vento
come ali di farfalla
in attesa di vedere
i colori del mondo.
..................................
 E dove andiamo noi
che stiamo a guardare
in attesa di qualcosa
che non viene,
in attesa di una speranza
che ci vesta la vita.
.......................................
E tu Poesia perché
non tocchi i cuori tristi
del creato…tu che voli
leggera e leggiadra
tra monti valli e città,
pieni di cuori infranti.
........................................
Ma dove vai, Poesia…
e dove andiamo noi
senza te… poveri tapini
così miopi e incapaci di slanci.
Perché… vai… così lontano
e non rimani a consolare
le anime spezzate intorno.
................................................
Perché non resti a
riscaldar i nostri cuori
pieni di solitudine…
aiutaci Tu… a vivere
vedendo le bellezze del mondo
attraverso i tuoi occhi…
i n c a n t a t i.
 Gabriella Lodi…
(Da “I Poeti dell’Ariete”News)
...........................................
NUDA ALLO SPECCHIO
Quando mi guardo
allo specchio
E vedo come sono tonda…
Mi guardo e mi riguardo.
e mi vedo proprio.
un poco grassa.
E dieta dopo dieta
rinunce e   sacrifici…
sono all’ordine del giorno
ma la partita è persa
ancor prima di cominciare.
Lo specchio. purtroppo.
denuncia involontario…
la mia umanità
son sempre bella morbida
e grassottella
certo non sono
come una modella
ma sono certa …se avrò…
 .
un poco di pazienza
tra un po’ di anni …
e senza sacrifici   …
sarò finalmente.
magra èbella”
tanto    sottile e magra
che mi si   vedrà “le ossa”
peccato però…
che sarò dentro ad una fossa!
 .

Gabriella Lodi     12/11/2015
.....*.....
 PAOLO VILLA

Ciaparat
Ciaparat dun pastrugn
sa te cumbina
sa te cumbina
ta l'ho di prima
sa ta serat bun
de fa al laurà.

Ga meti un minut
al guast a riparal
mi so cuma sa fa.
Che rasa dun minut
ta me desfa la ca
ades em pesc che prima
ma va che distrusiun.
Rasa dun cuiun
per fas vide grant
ai ouc d'una dona
sa le bun da fa un om.
Ma ogni ufele
al fa al so mestee.

Sei come me
Mi piaci così
così come sei
perchè sei come me
semplice e buona
gentile e bella
così come me
così sei tu.

Ti voglio bene
perchè mi somigli
amore grande amore
sei bella, più bella
eppur tanto semplice
così sei tu.

Sei come me
e il mondo lo sa
che la semplicità
è così come me e te
come siamo noi amore
mio amore, amore mio.

Le mie scarpe

Sono belle le mie scarpe,
quelle che ho comprato
per la festa,
costano un po' di soldi
ma li valgono tutti.

Morbide di pelle
delicate di cuoio
coi miei colori preferiti,
adatti al vestito buono,
sempre lucide e pulite.

Scarpe delicate
ma forti ai miei piedi,
come due guanti
non si sentono nemmeno,
che bello camminare.

Durate tanto però
per portarmi lontano
che cambiarvi di frequente.


.........................................
FRANCESCO ZAFFUTO
Del Dio del Verbo
 Di questa parola
di cui spesso non trovo il fondo
Di questa parola
che si ricaccia prepotente nella memoria
Di questa parola
ora veritiera
ora perversa
ora forte
ora distrutta
voglio costruire un filo sottile
come la tela di un ragno
legare un capo al grande albero della conoscenza
e con l’altro capo sospeso nell’infinito
come un funambulo
percorrere il cammino per raggiungerti
So di barcollare ad ogni alito di vento
So che mi coglierà spesso il sonno
e che uno stanco sudore mi percorrerà la fronte
Ma lentamente arriverò anch’io
a modo di bavosa lumaca
Verrò a raccontarti
di questa mia limitata esistenza *
_________________________
 Del Dio del Verbo. Credo che questa Poesia abbia un'enorme importanza, non solo per l'originalità ma anche per quel significato sottile che in ogni verso c'è. Il più grande problema di ogni creatura umana è quello di non sapere chi è: perché  esistiamo. Siamo sospesi nell'infinito ma legati all'albero della vita. Ognuno di noi ha bisogno di credere in qualche cosa... di crearsi un mito che non conoscerà mai... forse. Come ha scritto Quasimodo: Ognuno sta solo sul cuor della terra/ trafitto da un raggio di sole: (1/ ed è subito sera. 1) cioè la Speranza nel breve corso del vivere. In questa poesia c'è anche un flatus filosofico leopardiano. Bravo Francesco...bravo.
.................................................................................
ACROSTICO
Affettuosi
Unici.
       Gioiosi
            Umili.
                    Radiosi
                               Immensi.
Maria Grazia Butti
.....*.....
Maria Chiara Quartu
   IL NOSTRO AMORE      
É novella fenice il nostro amore  
che nasce per morire,
per rinascere ancora rimorire.
Filastrocca infinita
abbarbicata al soffio d’una vita
legata al nostro fato.
Filo ritorto che si annoda
e si snoda
lanciando al vento il cappio.
E stride fra brandelli di ricordi,
memorie affastellate
in un cassetto
per confronti infiniti.
La cenere ritrova afflato nuovo
e novella fenice vola via.
Tutto d’accapo e così
sempre sia.
.
Che strano questo amore
Che non sa vivere
E non sa morire

 .....*.....
DOVE VA LA POESIA
(Testo scritto su tema)
Come la splendida farfalla
vola di fiore in fiore
la poesia va dove regna
                                l'amore.
Lì si posa e regala senzazioni
d'armonia, di gioia e di pace
all'anima che accoglie
               la sua sublime voce.
Maria, Chiara Quartu.
Scrivere , su tema,  una così delicatissima poesia non è facile.
 Maria ci è riuscita benissimo. Calogero
 .....*.....
Terra di storie alterne
Incastonata fra montagna e mare,
terra di storie alterne,
di lacrime e sorrisi e beltà eterne ,
terra di canto e pianto.
La tua canzone corre l'infinito
come l'arte dei geni che hai donato,
come le forti “fibre”che nel mondo
con volontà e coraggio han lavorato.
Oggi sei tu che accogli nel tuo seno
altre braccia,altre menti disperate,
terra d' incognite infinite che non sai
se soccorrerle potrai.
Mi affido al volo della fantasia,
ti rivedo più florida che mai
perché sei forte come le tue rocce.
Coraggio terra mia, ce la farai.
Maria Chiara Quartu.


Uno Sparo

Uno sparo improvviso
ha scosso il cielo
un brivido nell'aria
un'eco assurda,
poco distante
una incompiuta vita
dietro la scia dell'eco
si è perduta.
Maria Chiara Quartu
Un' isola un sogno
Chissà,forse tutti
vorremo avere un'isola
dove solo una brezza
spira dal mare.
Un'isola sempre verde
sotto un cielo
perennemente blu,
dove il sole sparge
d'aureo pulviscolo
l'argentata rugiada.
Un'isola dove lieti
posare dolcemente
a rinverdire
gli avvizziti pensieri.       
Maria Chiara Quartu
.....*....
L’URLO DEL SILENZIO
                          Antonietta Di Seclì
Scende e ridiscende il buio
sulla costiera
percorsa dal tempo.
La roccia
urla nel silenzio.
 senza eco
resta la sua voce
senza ascolto
il suo richiamo.
Gemendo
porge al vento
l’illusione di un diritto
che mai ebbe:
E l’arsura ingrata
brucia un altro giorno
della sua anima.
 (Della serie opere parallele)   
  Ed. Il Ponte Italo Americano New York 1992.
.....@.....
Qualche volta capita che le ispirazioni si in contrano... e con parole diverse, gli autori, esprimono gli stessi sentimenti o consimili. In questo caso i due poeti hanno lo stesso travaglio nella propria anima.
L'URLO
                                       Di Calogero Di Giuseppe

Dove riposa il vento
quando tutto tace?…
 Dove riposa il vento
quando d'amore e morte
tremanti noi viviamo?

Dove riposa il vento
dopo la tempesta
dopo lo scompiglio delle dune
dopo quel subbuglio metamorfico
dell'infocato deserto?

Sì. Io lo so…dopo la bufera
del caos alpino, il vento…
s'acquieta nel mio cuore
per scoprire ancora una volta
con una tremenda folata
e diffondere velocemente
il mio urlo invocante amore.
                23 Gennaio 1999.


CITTA' DI PIOLTELLO STEMMA
RITA VIRGILLITO
.
SATELLITE
Senza sapere ti hanno additato
Menti mortali non andarono oltre
e questo nome lo dice alla lunga
Di misti uomini conca tu sei
Prospetto ampio di ogni fratello
Satellite dentro Pioltello
Pulsa il tuo cuore
Schivo tu sei da critico occhio
che si ostina a non vedere oltre

Volti diversi, visi coperti
Il paradiso è dentro di te
In una mano ci siam dentro tutti
Dai tuoi palazzi tra nuvole e sogni
Il tuo Pioltello alzi più in su
Dove si gode di smisurato amore.
                    Rita Virgillito
                         Pioltello, 2 Aprile 2011
( Satellite è uno dei quattro quartieri di Pioltello, nel quale ogni settore è denominato con un pianeta. Negli anni '60 i cittadini erano circa 5mila ora superano i 35mila abitanti provenienti da tutte le parti del mondo! Pioltello  è una delle più belle città del circondario perché tenuta bene, ma anche perché ha i più belli e spaziosi parchi della Brianza.
Calogero Di Giuseppe
.....*.....
Circolo Filologico Milanese, Sala Liberty
LA FOLATA
Una folata improvvisa
S’è levata questa sera,
un insolito evento
ha scosso la vecchia sfera:
Nell’aria in un baleno
lo sporco si è dileguato
e sereno, tanto sereno
il cielo si è mostrato;
son limpidi in ogni dove
tutti i ricurvi suoi archi,
brillano tutte le sue alcove
agli astri di luce carchi.

Stupefatte le pupille
afferrano pulito il Creato
che ovunque fa faville
nel blu delle stelle illuminato.
Stanca la gente è stupefatta
e serena acqueta le sue ansie:
va via lo sporco vivere latente,
al solo soffio di una folata.
                               Giacinto Sica
..............................................................
FIUME UMANO

Fiume umano
E il fiume umano scorre
senza argine né letto
su aride terre
bruciate dall’odio.
Scorre cieco, annientato
dalla paura, dalla fame;
scorre trascinando detriti
vecchi storpi, bimbi feriti
donne coperte da veli
e lunghe sottane
celando rugose creature
tra le pieghe di vuoti seni.
Scorre stanco
il fiume umano
cercando il mare
scorre disperato
e non sa dove andare.
                                                Livia Corona
Da ‘Tsunami’ Piccola Biblioteca di Odissea

Le due amiche tra sorriso e sonno.
.............................................
Cara Livia...
Grazie del tuo omaggio a me e alla mia Sicilia.
Anche l'Etna sarà contento.... del tuo "canto".
.........................................
TRINACRIA

Trinacria
il tempo è annullato
questa notte sulla barca.
La carezza della luna
sulla pelle ancora calda
polvere di stelle la coperta.
In lontananza
una radio accesa
i lumi delle lampare
e tutt’intorno
il respiro del mare.
L’acqua calma che gorgoglia
una voglia di perdermi
nella risacca che mi culla.
Voglia di lasciare
la mia breve avventura
e tornare ad esser aria
acqua, pesce, roccia.
E il Dio del Fuoco
di fronte sbuffa:
gigante che protegge
e tutti i mostri scaccia.
                                         Livia Corona