I GRANDI DELLA LETTERATURA

  IL MOVIMENTO LETTERARIO LOMBARDO...
in questa pagina vuole ricordare che la Poesia è nell'Anima
dell'essere umano, (mistero dei misteri) non occorre  la celebrità
per essere un vero Poeta!
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Premi Nobel Italiani per la letteratura:
Giosue’ Carducci, Grazia Deledda, Luigi Pirandello,
Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale, Dario Fò
Leggi "LA DISCUSSIONE" www.tuttokalosghero.blogspot.com 
Pubblicato da   
Calogero Di Giuseppe
AUTORI VARI QUI PRESENTATI:
1Giovanni Verga, 2 Goffredo Domenico Mameli, 3 Michele Novaro, 4 Quasimodo, 5 Montale 6 Giuseppe Ungaretti, 7 Diego Valeri, 8 Calogero Di Giuseppe,
9 Franco Maida, 10 Dario Pericolosi, 11 Mario Luzi,12Alda Merini. continua....
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GIOVANNI VERGA
Il grandissimo Giovanni Verga
Vérga, Giovanni. - Scrittore (Catania 1840 - ivi 1922). Autore di novelle e romanzi, il cui stile e linguaggio hanno rinnovato profondamente la narrativa italiana, VERGA. è considerato il più autorevole esponente del verismo. Raggiunse la notorietà con alcuni romanzi, Eva e Tigre reale (1873) e novelle (Nedda, 1874), nei quali espresse la sua predilezione per temi legati a diversi ambienti sociali e per il gusto per una scrittura asciutta e comunicativa. Tra il 1878 e il 1881 elaborò un progetto innovatore rispetto alle esperienze precedenti, quello di trasferire nei romanzi l'attenta osservazione del mondo circostante, ponendo l'accento sui desideri degli uomini e sul loro modo di parlare. Ne I Malavoglia (1881) VERGA. perfezionò una tecnica narrativa caratterizzata dall'uso del discorso indiretto libero, che permette di inserire nel racconto le voci e i punti di vista dei personaggi, le loro parole semplici e la loro grammatica elementare. In Mastro don Gesualdo (1889) rispetto allo stile corale de I Malavoglia, V. raffigurò con distacco luoghi e paesaggi lividi e desolati, specchio della miseria umana che i personaggi del romanzo rappresentano. Per saperne di più clicca qui: http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-verga/
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IL GRANDE PATRIOTA
GOFFREDO DOMENICO MAMELI- MICHELE NOVARO
L'indimenticabile eroe Poeta DELL'INNO E 'AUTORE DELLA MUSICA

Mamèli, Goffredo. - Poeta e patriota (Genova 1827 - Roma 1849); studiò all'univ. di Genova; aveva ottenuto il baccellierato (1847) quando la passione politica lo assorbì completamente. Dal 1847 fece parte di un'accademia giovanile tra letteraria e politica, la Società Entelema, e in essa lesse un carme in versi sciolti e un'ode A Roma. Prese poi parte con Nino Bixio a tutte le grandi dimostrazioni genovesi del 1847-48; nel novembre 1847 scrisse l'inno Fratelli d'Italia (poi detto Inno di Mameli), che fu subito stampato e posto in musica dal maestro M. Novaro (e che è dal 1946 l'inno nazionale della Repubblica Italiana). Scoppiata la guerra del 1848, andò volontario in Lombardia; conobbe di persona a Milano Mazzini, di cui era ardente seguace. Dopo l'armistizio Salasco, stese una fiera protesta e pubblicò l'Inno militare, che aveva composto per l'ispirazione di Mazzini e che fu musicato da Giuseppe Verdi. Dopo aver conosciuto Garibaldi a Genova, lo seguì a Roma e, quando fu proclamata la repubblica (febbr. 1849), inviò a Mazzini il famoso invito: "Roma Repubblica, Venite". Divenuto aiutante di Garibaldi, si batté eroicamente a Palestrina (9 maggio) e a Velletri (19 maggio), e cadde ferito a una gamba sul Gianicolo (3 giugno). Malamente curato, si spense un mese dopo.  Da  http://www.treccani.it/enciclopedia/goffredo-mameli/
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(Dawikipedia) Famiglia aristocratica sarda dei "Mameli" o "Mameli dei Mannelli", originaria della Sardegna, precisamente di Lanusei, in Provincia dell'Ogliastra. Suo trisnonno Giommaria Mameli, nato a Gairo il 25 maggio 1675 divenne notaio presso Tortolì,
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Reazioni: 
 Agli amici di Google... vi prego cortesemente di non interferire sul mio lavoro: Grazie 

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Premi Nobel Italiani per la letteratura:
Giosue’ Carducci, Grazia Deledda, Luigi Pirandello,
Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale, Dario Fò

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I GRANDI DEL'900
SALVATORE QUASIMODO
Premio Nobel 1959
Avidamente allargo la mia mano
In povertà di carne, come sono
eccomi, Padre; polvere di strada
che il vento leva appena in suo perdono.
Ma se scarnire non sapevo un tempo
la voce primitiva ancora rozza,
avidamente allargo la mia mano:
dammi dolore cibo cotidiano.
di Salvatore Quasimodo
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VICOLO
Mi chiama talvolta la tua voce
e non so che cieli ed acque
mi si svegliano dentro:
.
una rete di sole che si smaglia
sui tuoi muri ch'erano a sera
un dondolio di lampade
dalle botteghe tarde
piene di vento e di tristezza.
.
Altro tempo: un telaio batteva nel cortile
e s'udiva nella notte un pianto
di cuccioli e bambini.
.
Vicolo: una croce di case
che si chiamano piano,
e non sanno ch'è paura
di restare sole nel buio.

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ED E' SUITO SERA
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole
ed è subito sera.
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E IE' SUBITU SIRA
 Di Salvatore Quasimodo
Traduzione in siciliano di Calogero Di Giuseppe
Ognunu sta sulu  nu cori  da terra
trafittu  d'un raggiu di suli:
e iè subitu sira.16 Giugno 1996.
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ALLE FOGLIE DEI SALICI 
E come potevano noi cantare
Con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

Salvatore Quasimodo
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A  LI FOGLI DI LI SALICI
Di Salvatore Quasimodo.
Traduzione di Calogero Di Giuseppe
E cuamu putìvamu nuantri cantari
cu lu pedi stranieru 'ncapu lu cori,
tra muarti abbannunati ni li chiazzi
'ncapu l'erba dura di ghiacciu, a lu lamiantu
d'agniaddu di li carusi, all'urlu niguru
di la matri ca iva 'ncuantru a lu figliu
crucifissu nu palu du telegrafu?
A li fogli di li salici pi votu
anchi li nuastri cetri ieranu appinnuti,
trantuliavanu liaggi a lu tristi viantu.
Traduzione in siciliano.
18 Giugno 1997.
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Clicca sotto per saperne di più
http://www.poesie.reportonline.it/
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Corriere Sella Sera

EUGENIO MONTALE
 MERIGGIARE PALLIDO  ASSORTO.
(Da Ossi Di Seppia)
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche
.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi
.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia
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GRAZIA DELEDA

DA TRECCANI ON LINE
Delèdda, Grazia. - Scrittrice italiana (Nuoro 1871 - Roma 1936). Scrittrice intensa e feconda, la sua fama si diffuse anche all'estero; nel 1926 le fu conferito il premio Nobel per la letteratura. La sua narrativa muove dal verismo a fondo regionale e folcloristico: cronache e leggende paesane, storie di passioni elementari e di esseri primitivi; ma a un mondo del peccato e del male, sentito come fatalità, e rappresentato con cupi accenti, si accompagnano o piuttosto si contrappongono un'ansia di liberazione e di riscatto, un estroso e romantico senso della vita, che trovano espressione soprattutto nella leggerezza idillica e trasognata del paesaggio. 
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DARIO FO
Fo , Dario. - Attore, autore e regista teatrale italiano (Sangiano 1926 - Milano 2016). Ha innovato il teatro comico italiano attraverso spettacoli, realizzati spesso insieme alla moglie F. Rame. Sintesi dei motivi ispiratori del suo teatro è Mistero buffo (1969), rielaborazione di antichi testi popolari padani con continue allusioni al presente. Nel 1997 gli è stato conferito il premio Nobel per la letteratura. DA TRECCANI ONLINE
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GIUSEPPE UNGARETTI
 File:Giuseppe Ungaretti.gif
Perdente nella lotta per il premio Nobel
del Trio Quasimodo e Montale ultimi ad Averlo
nonostante gli appoggi del CORRIERE DELLA SERA
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Da "L'allegria"
Agonia
Morire come le allodole assetate
sul miraggio
.
O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perché di volare
non ha più voglia
.
Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato
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Sono una creatura
 .
 Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
cos' totalmente
disanimata
.
Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede
.
La morte
si sconta
vivendo
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SUGNU 'NA CRIATURA
Di Giuseppe Ungaretti
Traduzione di Calogero Di Giuseppe
Cuamu chista petra
di san Micheli
accussì fridda
accussì dura
accussì asciucata
accussì rifrittaria
accussì 'nteramenti
inanimata
Cuamu chista petra
iè lu me chiantu
ca nun si vidi.
A morti
si scunta
campannu.
Traduzione in siciliano.
18 Giugno 1997.
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ALTRI POETI IMPORTANTISSIMI
D I E G O   V A L E R I
 Diego Valeri venne alla luce a Piove di Sacco il 25 gennaio 1887 e morì a Roma il 27 novembre del 1976, Figlio di borghesi studiò letteratura esordendo assai giovane, nel 1913, con Monodia d'amore e Le gaie tristezze. Nel 1914 frequentò un corso alla Sorbona di Parigi e, al suo ritorno in Italia, iniziò la carriera di insegnante. La poesia di Valeri è una poesia apparentemente facile i cui versi possiedono ritmo e colore
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L'Ave
Diego Valeri
La campana ha suonato
e l'Angelo è venuto.
Lieve lieve ha sfiorato con l'ala di velluto
il povero paese;
 v’ha sparso un tenue lume
di perla e di turchese
e un palpito di piume;
ha posato i dolci occhi
sulle più oscure soglie...
Poi, con gli ultimi tocchi
cullàti come foglie
dal vento della sera,
se n'è volato via:
a portar la preghiera
degli umili a Maria.
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LA NOTTE DI NATALE
Diego Valeri
.
-Mamma, chi è che nella notte canta
questo canto divino?
-Caro, è una mamma poveretta e santa
che culla il suo bambino.
-Mamma, mi è parso di sentire un suono
come di cennamella. (1
-Sono i pastori, mio piccolo buono,
che va dietro alla stella.
- Mamma, c’è un battito di ali, un sussurrare
di voci intorno intorno…
-Sono gli angeli discesi ad annunziare
il benedetto giorno.
-Mamma, il cielo si schiara e si scolora
come al levar del sole…
-Splendono i cuor degli uomini: è l’aurora
del giorno dell’amore.
1) Primitivo strumento a fiato ricavato da una canna.
Innumerevoli sono le Poesie dedicate al Santo Natale. La sensibilità di ogni autore diverge… ma è sempre un inno al mistero di un “Uomo-Dio” che intenerisce i cuori anche di chi non ha fede. Diego Valeri è uno dei Poeti più sensibili, esprime bene i sentimenti dell’essere chiamato Uomo, specialmente quelli degli umili e dei miseri! (Nota di C. Di Giuseppe)
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