DA FEDERICO II° INPOI

CENNI DI STORIA DELLA LETTERATURA E DELLA LINGUA ITALIANA
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In allestimento.
Letterati alla Corte di Federico II
PALERMO DA FEDERICO II IN POI
(La scuola siciliana)
"Dall'anno 1.200 in poi"
Chiunque può darci dei suggerimenti.
 CENNI DI STORIA DELLA LETTERATURA E DELLA LINGUA ITALIANA
FEDERICO II - 1194-1250
La figura di Federico II è legata alla storia della letteratura italiana per quella scuola siciliana che fu la prima palestra, su temi provenzali, (1 che la nuova Poesia Volgare italiana chiamò siciliana appunto perché come dice Dante nel de “de vulgaris eloquentia” Fiorita alle magnifiche corti di Federico VI e di Manfredi, re di Sicilia. Poeta egli stesso (gli si attribuiscono 4 Canzoni) promosse la Cultura, in quel suo regno che era l’incontro di tre Civiltà, la greca, la latina e l’araba. Per un sincero interesse e per una vivace curiosità nel campo scientifico (fondò nel 1224 l’Università di Napoli) che era del resto sorretta da vero acume critico, come rivela anche il suo trattato di latino di falconeria De arte venerandis cum avibus. Da DIZIONARIO ENCICLOPEDICO ITALIANO IV volume pagina 662 copyright ENCICLOPDIA ITALIANA, ROMA 1970
Elenco ling collegati: Clicca sotto per saperne di più
SICILIANA SCUOLA. con questa denominazione si suole indicare  quel movimento letterario, e propriamente lirico, svoltosi nel Mezzogiorno d'Italia, con centro nella Sicilia, durante i primi tre quarti del secolo XIII°, attorno alla corte sveva, e soprattutto nell'ambiente culturale di cui Federico II° e i suoi figli, e tra questi in particolar modo Manfredi, furono promotori e partecipi. 

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LA SCUOLA SICILIANA
DA SCRITTORI ITALIANI
Plinio Ciarli - Augusto Salinati. Ed. FELICE LE MONNIER Firenze 1933
La prima lirica d’arte italiana fiorì alla corte di Federico II, il geniale imperatore svevo che dimostrò così efficacemente il suo vivo interessamento per la cultura e per gli studi. Si suol chiamare siciliana, con un appellativo aggiuntole per il fatto che il regno di Federico- la cui corte era il centro ideale di quella fioritura poetica- era appunto siciliano: da accogliersi dunque in un senso letterario meglio che geografico. Questa nostra antica lirica ha in se un difetto di origine; ci è venuta dal di fuori , è imitazione della Poesia di Provenza. C’è nei siciliani lo stesso atteggiamento spirituale  che nei trovatori di fronte all’amore: non cantato come passione diversa  da uomo ad uomo ma considerato come una consuetudine cavalleresca, come il rapporto del vassallo al signore.  Di qui l’uniformità grande del tono, in cui rimangono cancellati  per lo più i segni distintivi della individualità di ogni singolo autore: eppure quali nomi troviamo tra questi poeti! Federigo II, Enzo, Pier delle Vigne: personaggi dalla vita così varia e tempestosa! Ma nessun eco di questa si coglie nelle loro rime, da cui appare escluso ogni altro argomento che non sia l’Amore. Tuttavia, fra i molti seguaci della Scuola (oltre ai già ricordati) Iacopo da Lentini,  Giacomino Pugliese, Guido delle Colonne,  Rinaldo d’Aquino, e altri numerosi), ve n’è di quelli i cui versi hanno non di rado una gradevole schiettezza e semplicità. Così Iacopo da Lentini non dà nell’artificio, ma riesce talvolta a trovare immagini vivamente rappresentative dello stato dell’animo suo: così qualche canzone di Giacomino Pugliese,  Ci trasporta nella sfera della realtà e ci attrae per un certo colorito popolare: così in alcuni canti di congedo o di desiderio l’espressione ha un non so che di affettuoso e di tenero e la dama, solitamente severa, perde alquanto della sua astrattezza e acquista movimento e calore. Resta poi ai siciliani-anche al di fuori del valore estetico delle singole composizioni- “il grande merito di aver posto il principio di una tradizione letteraria d’arte, per avere essi usato per i primi la lingua volgare e avere stabilito le forme metriche adatte”. Ecco alcune brevissime notizie intono ai verseggiatori della scuola siciliana,di cui si riferiscono saggi. 
Elenco di alcuni autori in ordine alfabetico:  gli autori con a fianco ok anno il profilo in basso.
1.      AQUINO RINALDO DA ok
2.      Compagnetto da Prato, ok
3.      Enzo di Brienne, ok
4.      Enzo, (?)
5.      Federico II°,   OK
6.      Folcacchiero Folcacchieri, ok
7.      Folco di Calabria, ok
8.      Giacomino Pugliese, ok
9.      Giacomo di Enrico Morra ok
10.  Giovanni di Brienne, ok
11.  Guido delle Colonne, ok
12.  Iacopo d’Aquino. ok
13.  Iacopo da Lentini, ok
14.  Iacopo Mostacci, Ok
15.  Inghilfredi, forse di Lucca,ok
16.  Lancia Bianca  ok
17.  Lanfranco Cicala, ok
18.  Mazzeo di Ricco, OK
19.  Mostacci Iacopo ok
20.  Odo delle Colonne,OK
21.  Paganino di Sarzana,
22.  Perzivalle Doria,
23.  Pietro delle Vigne,  OK
24.  Principe Federico II°, OK
25.  Rinaldo d’Aquino, OK
26.  Ruggero o Rugerone da Palermo,
27.  Rugieri d’Amici,
28.  Sordello ok
29.  Stefano Protonotaro,
30.  Tiberio Galliziani,
31.  Tommaso di Sasso,
Per conoscerli meglio clicca sui nomi: 
Aquino, Rinaldo d' n.1
Aquino, Rinaldo d'. - Rimatore della scuola siciliana, attivo probabilmente tra il secondo e il terzo decennio del sec. 13º, che non può essere identificato con il Rinaldo d'A. valletto alla corte di Federico II come qualcuno ha proposto. Sotto il suo nome vanno un sonetto e una dozzina di canzoni; tra quelle di attribuzione sicura, una canzone amorosa lodata da Dante (De vulgari eloquentia II, v, 4) e una canzone-lamento per una crociata (forse quella di Federico II del 1227 interrotta subito dopo la partenza).

n.2 Compagnetto da Prato Opere Il manoscritto Canzoniere Vaticano latino 3793 ha conservato due canzoni di quest'autore: • L'amor fa una donna amare • Per lo marito c'ò rio Altri progetti Collegamenti esterni • Le due canzoni di Compagnetto • Opere di Compagnetto: concordanze e liste di frequenza.
N.5 FEDERICO II°, ATTIVITA POETICA
Sono sei i componimenti che, con vario grado di attendibilità, diversi testimoni assegnano al nome di Federico. Pressoché certa è l'attribuzione della canzone De la mia dissïanza, che è tràdita dal ms. Vat. Lat. 3793. Il senso complessivo della canzone parrebbe constare nell'attesa del compimento di una disianza lungamente agognata e minacciata dall'ombra della ria e mala giente, quelle "persone, / per chui cagione facciamo membranza" dei vv. 8-9, "[...] la mala... Leggi Tags: giosue carducci, ernesto monaci, taddeo da sessa, robert davidsohn, nino pirrotta, santorre Debenedetti 
Renzo (o Enzo?) di Brienne
FEDERICO II, FIGLI. - Dalle sue tre mogli Federico II ebbe almeno sei figli accertati. Da Costanza d'Aragona, sua prima consorte, nacque nel 1211 Enrico (VII) re di Germania e di Sicilia. Dalla seconda, Iolanda di Brienne, ebbe nel 1228 Corrado IV re di Germania e di Sicilia. Infine, da Isabella d'Inghilterra nacquero Margherita (fine 1237-8 agosto 1270), che nel 1254/1255 sposò Alberto II margravio di Meissen; Enrico Carlo Ottone (18 febbraio 1238-1253/1254), che ebbe il titolo di re di Gerusalemme; Federico, nato nel 1239-1240 e morto in giovane età; e infine nel 1242 un bambino deceduto subito dopo il parto. Frattanto dall'unione con Bianca Lancia, poi sposata morganaticamente, era nata nel 1229/1230 Costanza di Svevia, che nel 1244 andò in moglie a Giovanni III Duca Vatatze e divenne imperatrice di Nicea con il nome di Anna, seguita nel 1231 da Manfredi re di Sicilia; più incerta è la data di nascita, situabile tra il 1228 e il 1233, della terza figlia, Violante, che nel 1245/1246 sposò il conte Riccardo di Caserta. Oltre a ciò Federico II ebbe varie relazioni fuori dal matrimonio, dalle quali nacquero i suoi numerosi figli illegittimi. Egli li riconobbe tutti, facendoli allevare a corte e conferendo loro incarichi e titoli nobiliari, ma l'identità delle madri non sempre ci è nota. Non sappiamo infatti chi fosse la madre di Federico di Pettorano, nato in Sicilia tra il 1212 e il 1213 e morto al più tardi a fine 1240 in Spagna, dove sembra fosse fuggito con la famiglia dopo aver partecipato a manovre contro il padre. Si ritiene invece che Selvaggia, nata nel 1221/1223 e morta nel 1244 a Verona, dove nel 1238 aveva sposato Ezzelino III da Romano, fosse figlia di una donna appartenente alla famiglia Lancia. Conosciamo invece il nome della madre di Enzo re di Torres e Gallura e di Caterina da Marano, nata nel 1216/1218 e andata in moglie il 1o maggio 1247 a Jacopo del Carretto marchese di Savona: con Adelaide di Urslingen, forse figlia del duca di Spoleto Corrado, Federico intrattenne infatti una relazione in Germania a partire dagli anni 1213-1214. La madre di Federico di Antiochia, Maria, secondo una leggenda sarebbe stata invece una misteriosa principessa siriana o addirittura una sorella del sultano al-Malik al-Kāmil, ma più probabilmente apparteneva a una nobile famiglia del Regno di Sicilia e forse era figlia di Roberto di Antiochia, da cui il nome del figlio nato nel 1222/1223. Più sicura appare l'identità della madre di Riccardo di Teate (o di Chieti), vicario generale della Marca e di Spoleto nato nel 1224/1225 e morto nella seconda metà del 1249: Manna, nipote del potente arcivescovo di Palermo Berardo di Castagna. Anaïs di Brienne, il 'fiore di Siria' cui lo Svevo dedicò forse una composizione poetica, era cugina della sua seconda moglie, Iolanda di Brienne, e faceva parte del seguito di quest'ultima in occasione delle nozze celebrate a Brindisi nel novembre del 1225. Pare che l'imperatore la preferisse alla troppo giovane consorte, trascorrendo con lei anche la prima notte di nozze. Da questa relazione nacque l'anno seguente Biancafiore, morta in Francia nel monastero domenicano di Montargis il 20 giugno 1279. Una nobildonna sveva, Richina von Wolfsölden, sarebbe stata la madre di un'altra figlia naturale di Federico, Margherita di Svevia, nata intorno al 1230 e moglie dal 1247 di Tommaso II d'Aquino conte di Acerra.

Nacque a Siena da Raniero, uno dei cittadini più in vista della città, nella prima metà del sec. XIII. Rimatore, di cui si conosce un solo componimento, la canzone "Tutto lo mondo vive sanza guerra", discendeva da una casata di lontane origini catalane, secondo il Torraca, provenzali, secondo il Ficker.Dati precisi riguardanti i Folcacchieri cominciano a trovarsi a Siena nel 1208, quando Regitore olcalkiere, senese, partecipò ad un giuramento di pace con i... Leggi
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7 FOLCO DI CALABRIA Folco di Calara (XIII secolo – ...) è stato un poeta italiano della scuola siciliana di Federico II.Grazie alle ricerche fatte da Francesco Torraca e da Francesco Scandone nel 1904 si possono ricavare molte informazioni biografiche su questo poeta. Come riporta Aniello Fratta[1] Folco di Calavra fu nipote di Pietro Ruffo di Calabria, conte di Catanzaro e fratello di Giordano Ruffo, fu autore del Liber mariscalciae, e inoltre giustiziere di Sicilia e poi Viceré. Nel 1250 firmò il testamento di Federico II, mentre l'anno successivo sottoscrisse due privilegi concessi da Corrado a Giustinopoli (Capodistria) e Parenzo. Come lo zio, fu nemico implacabile di Manfredi, e si distinse nell'opera di repressione delle città siciliane (fra cui Caltagirone, Mistretta, Piazza, Aidone e Castrogiovanni) insorte dopo l'atto di disubbidienza di Pietro Ruffo al principe svevo. Pietro fuggì a Napoli, dove era il papa; Folco solo resistette nei castelli di Santa Cristina e di Bovalino finché Federico Lancia, mutato l'assedio in blocco, non lo costrinse ad arrendersi. Correva l'anno 1256"
1.      Guido delle Colonne
Rimatore (n. intorno al 1210 - m. dopo il 1280), giudice della curia di Messina (Dante nel De vulgari eloquentia lo chiama Iudex de Columnis de Messana o anche Iudex de Messana) da non identificare, secondo G. Contini, con quel Guido "de Columna" o "de Columnis", autore del l'Historia destructionis Troiae, iniziata e interrotta nel 1272 e terminata nel 1287, rifacimento in prosa latina del Roman de Troie di Benoît de Sainte-Maure. Restano di lui quattro canzoni e una... Leggi 
1.      Giovanni I conte di Brienne re di Gerusalemme 

Figlio (1148 circa - 1237) di Erardo III di Brienne, partecipò alla 4a crociata. Scelto da Filippo II Augusto di Francia come re di Gerusalemme (1205), G. sbarcò ad Acri; sposò Maria, figlia di Isabella d'Angiò e di Corrado di Monferrato, e fu incoronato re in Tiro. Mortagli la moglie, G. sposò Stefania della Piccola Armenia; per difendere gli interessi della seconda moglie, G., che aveva guidato una spedizione contro Damietta, dopo l... Leggi

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Rimatore della scuola siciliana, forse da identificare (ma ciò è assai dubbio) con colui che nel 1240 era valletto e falconiere alla corte imperiale; da Federico II sarebbe stato mandato a Malta, da Manfredi in Spagna ad accompagnare la figlia Costanza che andava sposa a Pietro d'Aragona. Di lui resta una diecina di componimenti; morì dopo il 1277.... Leggi
1.      Cigala, Lanfranco
Poeta genovese in lingua provenzale, morto tra il 1257 e il '58, di cui restano 35 poesie, morali, d'amore, storiche e religiose.... Leggi
 MAZZEO DI RICCO
MAZZEO di Ricco. – Nacque nella prima metà del XIII secolo. L’indicazione del suo nome e della provenienza, Messina, proviene dai codici contenenti le sue liriche, ma è rimasta a lungo priva di riscontri documentari; parimenti mancanti gli appigli cronologici al di fuori dell’indizio indirettamente fornito da una canzone di Guittone d’Arezzo, Amor, tant’altamente, inviata a «Mazzeo di Rico» (vv. 89-90), tanto che le proposte di identificazione e di datazione avanzate dagli studiosi a partire dalla fine dell’Ottocento hanno indicato direzioni molto diverse. 
1.      DELLE COLONNE, Oddo
Nato a Messina, probabilmente dalla stessa famiglia di Guido (di cui fu maggiore di età), altro e più famoso rimatore della scuola poetica siciliana, poetò nella prima metà del sec. XIII.Per la posizione che occupa nei codici la sua opera, il D. è da annoverare tra i poeti più antichi della scuola. Non si conosce alcuna notizia certa della sua vita, né i pochi documenti reperiti permettono di tentare qualche plausibile identificazione... Leggi
1.      DELLA VIGNA, Pietro
 DELLA VIGNA (de Vinea; la forma de Vineis o Delle Vigne non è attestata nelle fonti coeve), Pietro. - L'anno di nascita del D. non è noto; probabilmente è anteriore al 1200, poiché nel 1224, quando figura nell'alto ufficio di giudice della Curia imperiale, il D. con ogni probabilità aveva già Compiuto 25 anni. La sua città natale è senza dubbio Capua, come provano due lettere del suo epistolario (III, 43 e 45). Tutte le altre notizie relative al suo luogo d'origine, (Weingarten nel Württemberg... Leggi 
 Nacque il 26 dic. 1194, due giorni dopo che il padre, l'imperatore Enrico VI di Svevia, era stato incoronato a Palermo re di Sicilia, a Jesi nelle Marche (provincia di Ancona), dove la madre, la quarantenne imperatrice Costanza, figlia postuma di Ruggero Il di Sicilia, si era fermata quando il marito aveva intrapreso la sua seconda, vittoriosa, spedizione per la conquista dei Regno... Leggi
Categoria: Biografie
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Sordèllo. - Trovatore italiano in lingua provenzale (n. Goito 1200 circa - m. dopo il 1269). Ebbe vita avventurosa. Cominciò come giullare; fu presso Azzo VII d'Este, poi, a Verona, alla corte di Rizzardo Sambonifacio, di cui rapì la moglie,
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Aquino, Iacopo d' Aquino, Iacopo d'. - Rimatore della scuola siciliana, vissuto nella sec. metà del Duecento; combatté con Manfredi a Benevento; di lui ci resta solamente una canzone.
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JACOPO DA LENTINI
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jacopo da Lentini, conosciuto anche come Giacomo da Lentini o "Il Notaro" (Lentini, 1210 circa – 1260 circa), è stato un poeta e notaio italiano. Fu uno dei principali esponenti della Scuola siciliana. È considerato l'ideatore del sonetto. «Jacobus de Lentino domini imperatoris notarius»: così si firma in un documento messinese del 1240 il funzionario della corte di Federico II che Dante poi chiamerà il "Notaro" per antonomasia (vedi Divina Commedia, Canto XXIV Purgatorio, 56). Il ruolo di funzionario gli viene accordato sia dal codice Vaticano Latino 3793 (il più ricco ed autorevole per quanto concerne la lirica siciliana, compilato a Firenze alla fine del XIII secolo o all'inizio del successivo), che da Dante. Si conoscono altri atti da lui sottoscritti in varie città dei possedimenti peninsulari del Regno di Sicilia, datati tra il 1233 ed il 1240; tuttavia sono ben poche le informazioni sulla sua vita. Fu probabilmente lo "Iacobus de Lentino" comandante del castello di Garsiliato (Mazzarino), nominato in un documento dell'aprile 1240. Al "Notaro" si attribuiscono 16 canzoni di vario schema metrico, 22 sonetti (si noti che Jacopo è generalmente considerato l'inventore di tale forma metrica); 2 dei sonetti sono in "tenzone" con l'Abate di Tivoli, uno risponde a Jacopo Mostacci. Si deve alla sua iniziativa la rivisitazione in lingua volgare dei temi e delle forme della poesia provenzale che ha dato inizio alla lirica d'arte italiana. Jacopo è considerato il "caposcuola" dei rimatori della cosiddetta Scuola Poetica Siciliana, ruolo che gli fu assegnato già da Dante (Purg. citato) e che trova riscontro nella collocazione delle sue Canzoni in apertura del Canzoniere Vaticano latino 3793. Nel De vulgari eloquentia è citato per una sua canzone, considerata un esempio di uno stile limpido e ornato. I suoi componimenti coprono un arco temporale che va, grossomodo, dal 1233 al 1241
 
Nota: Inghilfredi, secondo Monaci e Biadene, non fu poeta siciliano ma lucchese, come l'onomastica contemporanea sembra suggerire, registrando ad esempio un Inghilfredo, giudice, padre di Gonella degli Antelminelli. Il Torraca propone, sull'etimologia germanica del nome (Freiede 'pace'), l'identificazione con il tedesco «messer Gilfredo di Rovenburg o Robensburg», al seguito di Manfredi nel 1261, mentre lo Zenatti indica un Inghilfredi giudice e console treguano attestato a Lucca nel 1233 (o 1232). Marin identifica Inghilfredi con il «Fredi da Lucha» (rubrica di P), autore di «Dogliosamente e con gran malenanza». Berisso, a partire da alcune considerazioni di Debenedetti, esprime dubbi sulla cittadinanza lucchese dell'autore e sull'ipotesi che Inghilfredi e «Fredi» siano la stessa persona. Il testo «Dogliosamente e con gran malenanza», a cui risponde per le rime quello di Arrigo Baldonasco «Ben è rason che la troppo argoglianza», aveva orientato Marin verso una datazione del componimento riconducibile agli eventi degli anni 1263-1266,
http://www.mirabileweb.it/author-rom/inghilfredi-da-lucca-sec-xiii-seconda-met%C3%A0-author/LIO_229911
 

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LANCIA BIANCA
Enciclopedia on lineTreccani
Lància, Bianca. - Figlia (sec. 13º) di Bonifacio Lancia d'Agliano, divenne l'amante dell'imperatore Federico II, cui diede un figlio, Manfredi, e una figlia, Costanza, che sposò Giovanni III Ducas Vatatze, imperatore d'Oriente. Federico, rimasto vedovo di Isabella d'Inghilterra, la sposò (1246), e ne legittimò i figli.-Invia articolo Pubblica sul tuo blog o sito Segnala alla redazione
Approfondimenti
LANCIA (Lanza), Bianca (Bianca d'Agliano). - Nacque, probabilmente in Italia meridionale, intorno al 1210. Il suo nome è ricordato principalmente per essere stata l'amante di Federico II di Svevia, dal quale ebbe Manfredi, re di Sicilia. Il nome Bian... Leggi - BIANCA LANCIA > Federiciana (2005) BIANCA LANCIA. - Intorno alla madre di re Manfredi non sono rimaste fonti documentarie, ma solo narrative e ciò rende problematica la ricostruzione della sua figura.Secondo il coevo Annalista genovese, Federico II ebbe Manfredi "ex filia domine Blanc... Leggi







CENNI DI STORIA DELLA LETTERATURA E DELLA LINGUA ITALIANA
.....*.....
In allestimento.
Letterati alla Corte di Federico II
PALERMO DA FEDERICO II IN POI
(La scuola siciliana)
"Dall'anno 1.200 in poi"
Chiunque può darci dei suggerimenti.
 CENNI DI STORIA DELLA LETTERATURA E DELLA LINGUA ITALIANA
FEDERICO II - 1194-1250
La figura di Federico II è legata alla storia della letteratura italiana per quella scuola siciliana che fu la prima palestra, su temi provenzali, (1 che la nuova Poesia Volgare italiana chiamò siciliana appunto perché come dice Dante nel de “de vulgaris eloquentia” Fiorita alle magnifiche corti di Federico VI e di Manfredi, re di Sicilia. Poeta egli stesso (gli si attribuiscono 4 Canzoni) promosse la Cultura, in quel suo regno che era l’incontro di tre Civiltà, la greca, la latina e l’araba. Per un sincero interesse e per una vivace curiosità nel campo scientifico (fondò nel 1224 l’Università di Napoli) che era del resto sorretta da vero acume critico, come rivela anche il suo trattato di latino di falconeria De arte venerandis cum avibus. Da DIZIONARIO ENCICLOPEDICO ITALIANO IV volume pagina 662 copyright ENCICLOPDIA ITALIANA, ROMA 1970
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SICILIANA SCUOLA. con questa denominazione si suole indicare  quel movimento letterario, e propriamente lirico, svoltosi nel Mezzogiorno d'Italia, con centro nella Sicilia, durante i primi tre quarti del secolo XIII°, attorno alla corte sveva, e soprattutto nell'ambiente culturale di cui Federico II° e i suoi figli, e tra questi in particolar modo Manfredi, furono promotori e partecipi. 

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LA SCUOLA SICILIANA
DA SCRITTORI ITALIANI
Plinio Ciarli - Augusto Salinati. Ed. FELICE LE MONNIER Firenze 1933
La prima lirica d’arte italiana fiorì alla corte di Federico II, il geniale imperatore svevo che dimostrò così efficacemente il suo vivo interessamento per la cultura e per gli studi. Si suol chiamare siciliana, con un appellativo aggiuntole per il fatto che il regno di Federico- la cui corte era il centro ideale di quella fioritura poetica- era appunto siciliano: da accogliersi dunque in un senso letterario meglio che geografico. Questa nostra antica lirica ha in se un difetto di origine; ci è venuta dal di fuori , è imitazione della Poesia di Provenza. C’è nei siciliani lo stesso atteggiamento spirituale  che nei trovatori di fronte all’amore: non cantato come passione diversa  da uomo ad uomo ma considerato come una consuetudine cavalleresca, come il rapporto del vassallo al signore.  Di qui l’uniformità grande del tono, in cui rimangono cancellati  per lo più i segni distintivi della individualità di ogni singolo autore: eppure quali nomi troviamo tra questi poeti! Federigo II, Enzo, Pier delle Vigne: personaggi dalla vita così varia e tempestosa! Ma nessun eco di questa si coglie nelle loro rime, da cui appare escluso ogni altro argomento che non sia l’Amore. Tuttavia, fra i molti seguaci della Scuola (oltre ai già ricordati) Iacopo da Lentini,  Giacomino Pugliese, Guido delle Colonne,  Rinaldo d’Aquino, e altri numerosi), ve n’è di quelli i cui versi hanno non di rado una gradevole schiettezza e semplicità. Così Iacopo da Lentini non dà nell’artificio, ma riesce talvolta a trovare immagini vivamente rappresentative dello stato dell’animo suo: così qualche canzone di Giacomino Pugliese,  Ci trasporta nella sfera della realtà e ci attrae per un certo colorito popolare: così in alcuni canti di congedo o di desiderio l’espressione ha un non so che di affettuoso e di tenero e la dama, solitamente severa, perde alquanto della sua astrattezza e acquista movimento e calore. Resta poi ai siciliani-anche al di fuori del valore estetico delle singole composizioni- “il grande merito di aver posto il principio di una tradizione letteraria d’arte, per avere essi usato per i primi la lingua volgare e avere stabilito le forme metriche adatte”. Ecco alcune brevissime notizie intono ai verseggiatori della scuola siciliana,di cui si riferiscono saggi. 
Elenco di alcuni autori in ordine alfabetico:  gli autori con a fianco ok anno il profilo in basso.
1.      AQUINO RINALDO DA ok
2.      Compagnetto da Prato, ok
3.      Enzo di Brienne, ok
4.      Enzo, (?)
5.      Federico II°,   OK
6.      Folcacchiero Folcacchieri, ok
7.      Folco di Calabria, ok
8.      Giacomino Pugliese, ok
9.      Giacomo di Enrico Morra ok
10.  Giovanni di Brienne, ok
11.  Guido delle Colonne, ok
12.  Iacopo d’Aquino. ok
13.  Iacopo da Lentini, ok
14.  Iacopo Mostacci, Ok
15.  Inghilfredi, forse di Lucca,ok
16.  Lancia Bianca  ok
17.  Lanfranco Cicala, ok
18.  Mazzeo di Ricco, OK
19.  Mostacci Iacopo ok
20.  Odo delle Colonne,OK
21.  Paganino di Sarzana,
22.  Perzivalle Doria,
23.  Pietro delle Vigne,  OK
24.  Principe Federico II°, OK
25.  Rinaldo d’Aquino, OK
26.  Ruggero o Rugerone da Palermo,
27.  Rugieri d’Amici,
28.  Sordello ok
29.  Stefano Protonotaro,
30.  Tiberio Galliziani,
31.  Tommaso di Sasso,
Per conoscerli meglio clicca sui nomi: 
Aquino, Rinaldo d' n.1
Aquino, Rinaldo d'. - Rimatore della scuola siciliana, attivo probabilmente tra il secondo e il terzo decennio del sec. 13º, che non può essere identificato con il Rinaldo d'A. valletto alla corte di Federico II come qualcuno ha proposto. Sotto il suo nome vanno un sonetto e una dozzina di canzoni; tra quelle di attribuzione sicura, una canzone amorosa lodata da Dante (De vulgari eloquentia II, v, 4) e una canzone-lamento per una crociata (forse quella di Federico II del 1227 interrotta subito dopo la partenza).

n.2 Compagnetto da Prato Opere Il manoscritto Canzoniere Vaticano latino 3793 ha conservato due canzoni di quest'autore: • L'amor fa una donna amare • Per lo marito c'ò rio Altri progetti Collegamenti esterni • Le due canzoni di Compagnetto • Opere di Compagnetto: concordanze e liste di frequenza.
N.5 FEDERICO II°, ATTIVITA POETICA
Sono sei i componimenti che, con vario grado di attendibilità, diversi testimoni assegnano al nome di Federico. Pressoché certa è l'attribuzione della canzone De la mia dissïanza, che è tràdita dal ms. Vat. Lat. 3793. Il senso complessivo della canzone parrebbe constare nell'attesa del compimento di una disianza lungamente agognata e minacciata dall'ombra della ria e mala giente, quelle "persone, / per chui cagione facciamo membranza" dei vv. 8-9, "[...] la mala... Leggi Tags: giosue carducci, ernesto monaci, taddeo da sessa, robert davidsohn, nino pirrotta, santorre Debenedetti 
Renzo (o Enzo?) di Brienne
FEDERICO II, FIGLI. - Dalle sue tre mogli Federico II ebbe almeno sei figli accertati. Da Costanza d'Aragona, sua prima consorte, nacque nel 1211 Enrico (VII) re di Germania e di Sicilia. Dalla seconda, Iolanda di Brienne, ebbe nel 1228 Corrado IV re di Germania e di Sicilia. Infine, da Isabella d'Inghilterra nacquero Margherita (fine 1237-8 agosto 1270), che nel 1254/1255 sposò Alberto II margravio di Meissen; Enrico Carlo Ottone (18 febbraio 1238-1253/1254), che ebbe il titolo di re di Gerusalemme; Federico, nato nel 1239-1240 e morto in giovane età; e infine nel 1242 un bambino deceduto subito dopo il parto. Frattanto dall'unione con Bianca Lancia, poi sposata morganaticamente, era nata nel 1229/1230 Costanza di Svevia, che nel 1244 andò in moglie a Giovanni III Duca Vatatze e divenne imperatrice di Nicea con il nome di Anna, seguita nel 1231 da Manfredi re di Sicilia; più incerta è la data di nascita, situabile tra il 1228 e il 1233, della terza figlia, Violante, che nel 1245/1246 sposò il conte Riccardo di Caserta. Oltre a ciò Federico II ebbe varie relazioni fuori dal matrimonio, dalle quali nacquero i suoi numerosi figli illegittimi. Egli li riconobbe tutti, facendoli allevare a corte e conferendo loro incarichi e titoli nobiliari, ma l'identità delle madri non sempre ci è nota. Non sappiamo infatti chi fosse la madre di Federico di Pettorano, nato in Sicilia tra il 1212 e il 1213 e morto al più tardi a fine 1240 in Spagna, dove sembra fosse fuggito con la famiglia dopo aver partecipato a manovre contro il padre. Si ritiene invece che Selvaggia, nata nel 1221/1223 e morta nel 1244 a Verona, dove nel 1238 aveva sposato Ezzelino III da Romano, fosse figlia di una donna appartenente alla famiglia Lancia. Conosciamo invece il nome della madre di Enzo re di Torres e Gallura e di Caterina da Marano, nata nel 1216/1218 e andata in moglie il 1o maggio 1247 a Jacopo del Carretto marchese di Savona: con Adelaide di Urslingen, forse figlia del duca di Spoleto Corrado, Federico intrattenne infatti una relazione in Germania a partire dagli anni 1213-1214. La madre di Federico di Antiochia, Maria, secondo una leggenda sarebbe stata invece una misteriosa principessa siriana o addirittura una sorella del sultano al-Malik al-Kāmil, ma più probabilmente apparteneva a una nobile famiglia del Regno di Sicilia e forse era figlia di Roberto di Antiochia, da cui il nome del figlio nato nel 1222/1223. Più sicura appare l'identità della madre di Riccardo di Teate (o di Chieti), vicario generale della Marca e di Spoleto nato nel 1224/1225 e morto nella seconda metà del 1249: Manna, nipote del potente arcivescovo di Palermo Berardo di Castagna. Anaïs di Brienne, il 'fiore di Siria' cui lo Svevo dedicò forse una composizione poetica, era cugina della sua seconda moglie, Iolanda di Brienne, e faceva parte del seguito di quest'ultima in occasione delle nozze celebrate a Brindisi nel novembre del 1225. Pare che l'imperatore la preferisse alla troppo giovane consorte, trascorrendo con lei anche la prima notte di nozze. Da questa relazione nacque l'anno seguente Biancafiore, morta in Francia nel monastero domenicano di Montargis il 20 giugno 1279. Una nobildonna sveva, Richina von Wolfsölden, sarebbe stata la madre di un'altra figlia naturale di Federico, Margherita di Svevia, nata intorno al 1230 e moglie dal 1247 di Tommaso II d'Aquino conte di Acerra.

Nacque a Siena da Raniero, uno dei cittadini più in vista della città, nella prima metà del sec. XIII. Rimatore, di cui si conosce un solo componimento, la canzone "Tutto lo mondo vive sanza guerra", discendeva da una casata di lontane origini catalane, secondo il Torraca, provenzali, secondo il Ficker.Dati precisi riguardanti i Folcacchieri cominciano a trovarsi a Siena nel 1208, quando Regitore olcalkiere, senese, partecipò ad un giuramento di pace con i... Leggi
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7 FOLCO DI CALABRIA Folco di Calara (XIII secolo – ...) è stato un poeta italiano della scuola siciliana di Federico II.Grazie alle ricerche fatte da Francesco Torraca e da Francesco Scandone nel 1904 si possono ricavare molte informazioni biografiche su questo poeta. Come riporta Aniello Fratta[1] Folco di Calavra fu nipote di Pietro Ruffo di Calabria, conte di Catanzaro e fratello di Giordano Ruffo, fu autore del Liber mariscalciae, e inoltre giustiziere di Sicilia e poi Viceré. Nel 1250 firmò il testamento di Federico II, mentre l'anno successivo sottoscrisse due privilegi concessi da Corrado a Giustinopoli (Capodistria) e Parenzo. Come lo zio, fu nemico implacabile di Manfredi, e si distinse nell'opera di repressione delle città siciliane (fra cui Caltagirone, Mistretta, Piazza, Aidone e Castrogiovanni) insorte dopo l'atto di disubbidienza di Pietro Ruffo al principe svevo. Pietro fuggì a Napoli, dove era il papa; Folco solo resistette nei castelli di Santa Cristina e di Bovalino finché Federico Lancia, mutato l'assedio in blocco, non lo costrinse ad arrendersi. Correva l'anno 1256"
1.      Guido delle Colonne
Rimatore (n. intorno al 1210 - m. dopo il 1280), giudice della curia di Messina (Dante nel De vulgari eloquentia lo chiama Iudex de Columnis de Messana o anche Iudex de Messana) da non identificare, secondo G. Contini, con quel Guido "de Columna" o "de Columnis", autore del l'Historia destructionis Troiae, iniziata e interrotta nel 1272 e terminata nel 1287, rifacimento in prosa latina del Roman de Troie di Benoît de Sainte-Maure. Restano di lui quattro canzoni e una... Leggi 
1.      Giovanni I conte di Brienne re di Gerusalemme 

Figlio (1148 circa - 1237) di Erardo III di Brienne, partecipò alla 4a crociata. Scelto da Filippo II Augusto di Francia come re di Gerusalemme (1205), G. sbarcò ad Acri; sposò Maria, figlia di Isabella d'Angiò e di Corrado di Monferrato, e fu incoronato re in Tiro. Mortagli la moglie, G. sposò Stefania della Piccola Armenia; per difendere gli interessi della seconda moglie, G., che aveva guidato una spedizione contro Damietta, dopo l... Leggi

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Rimatore della scuola siciliana, forse da identificare (ma ciò è assai dubbio) con colui che nel 1240 era valletto e falconiere alla corte imperiale; da Federico II sarebbe stato mandato a Malta, da Manfredi in Spagna ad accompagnare la figlia Costanza che andava sposa a Pietro d'Aragona. Di lui resta una diecina di componimenti; morì dopo il 1277.... Leggi
1.      Cigala, Lanfranco
Poeta genovese in lingua provenzale, morto tra il 1257 e il '58, di cui restano 35 poesie, morali, d'amore, storiche e religiose.... Leggi
 MAZZEO DI RICCO
MAZZEO di Ricco. – Nacque nella prima metà del XIII secolo. L’indicazione del suo nome e della provenienza, Messina, proviene dai codici contenenti le sue liriche, ma è rimasta a lungo priva di riscontri documentari; parimenti mancanti gli appigli cronologici al di fuori dell’indizio indirettamente fornito da una canzone di Guittone d’Arezzo, Amor, tant’altamente, inviata a «Mazzeo di Rico» (vv. 89-90), tanto che le proposte di identificazione e di datazione avanzate dagli studiosi a partire dalla fine dell’Ottocento hanno indicato direzioni molto diverse. 
1.      DELLE COLONNE, Oddo
Nato a Messina, probabilmente dalla stessa famiglia di Guido (di cui fu maggiore di età), altro e più famoso rimatore della scuola poetica siciliana, poetò nella prima metà del sec. XIII.Per la posizione che occupa nei codici la sua opera, il D. è da annoverare tra i poeti più antichi della scuola. Non si conosce alcuna notizia certa della sua vita, né i pochi documenti reperiti permettono di tentare qualche plausibile identificazione... Leggi
1.      DELLA VIGNA, Pietro
 DELLA VIGNA (de Vinea; la forma de Vineis o Delle Vigne non è attestata nelle fonti coeve), Pietro. - L'anno di nascita del D. non è noto; probabilmente è anteriore al 1200, poiché nel 1224, quando figura nell'alto ufficio di giudice della Curia imperiale, il D. con ogni probabilità aveva già Compiuto 25 anni. La sua città natale è senza dubbio Capua, come provano due lettere del suo epistolario (III, 43 e 45). Tutte le altre notizie relative al suo luogo d'origine, (Weingarten nel Württemberg... Leggi 
 Nacque il 26 dic. 1194, due giorni dopo che il padre, l'imperatore Enrico VI di Svevia, era stato incoronato a Palermo re di Sicilia, a Jesi nelle Marche (provincia di Ancona), dove la madre, la quarantenne imperatrice Costanza, figlia postuma di Ruggero Il di Sicilia, si era fermata quando il marito aveva intrapreso la sua seconda, vittoriosa, spedizione per la conquista dei Regno... Leggi
Categoria: Biografie
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Sordèllo. - Trovatore italiano in lingua provenzale (n. Goito 1200 circa - m. dopo il 1269). Ebbe vita avventurosa. Cominciò come giullare; fu presso Azzo VII d'Este, poi, a Verona, alla corte di Rizzardo Sambonifacio, di cui rapì la moglie,
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Aquino, Iacopo d' Aquino, Iacopo d'. - Rimatore della scuola siciliana, vissuto nella sec. metà del Duecento; combatté con Manfredi a Benevento; di lui ci resta solamente una canzone.
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JACOPO DA LENTINI
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jacopo da Lentini, conosciuto anche come Giacomo da Lentini o "Il Notaro" (Lentini, 1210 circa – 1260 circa), è stato un poeta e notaio italiano. Fu uno dei principali esponenti della Scuola siciliana. È considerato l'ideatore del sonetto. «Jacobus de Lentino domini imperatoris notarius»: così si firma in un documento messinese del 1240 il funzionario della corte di Federico II che Dante poi chiamerà il "Notaro" per antonomasia (vedi Divina Commedia, Canto XXIV Purgatorio, 56). Il ruolo di funzionario gli viene accordato sia dal codice Vaticano Latino 3793 (il più ricco ed autorevole per quanto concerne la lirica siciliana, compilato a Firenze alla fine del XIII secolo o all'inizio del successivo), che da Dante. Si conoscono altri atti da lui sottoscritti in varie città dei possedimenti peninsulari del Regno di Sicilia, datati tra il 1233 ed il 1240; tuttavia sono ben poche le informazioni sulla sua vita. Fu probabilmente lo "Iacobus de Lentino" comandante del castello di Garsiliato (Mazzarino), nominato in un documento dell'aprile 1240. Al "Notaro" si attribuiscono 16 canzoni di vario schema metrico, 22 sonetti (si noti che Jacopo è generalmente considerato l'inventore di tale forma metrica); 2 dei sonetti sono in "tenzone" con l'Abate di Tivoli, uno risponde a Jacopo Mostacci. Si deve alla sua iniziativa la rivisitazione in lingua volgare dei temi e delle forme della poesia provenzale che ha dato inizio alla lirica d'arte italiana. Jacopo è considerato il "caposcuola" dei rimatori della cosiddetta Scuola Poetica Siciliana, ruolo che gli fu assegnato già da Dante (Purg. citato) e che trova riscontro nella collocazione delle sue Canzoni in apertura del Canzoniere Vaticano latino 3793. Nel De vulgari eloquentia è citato per una sua canzone, considerata un esempio di uno stile limpido e ornato. I suoi componimenti coprono un arco temporale che va, grossomodo, dal 1233 al 1241
 
Nota: Inghilfredi, secondo Monaci e Biadene, non fu poeta siciliano ma lucchese, come l'onomastica contemporanea sembra suggerire, registrando ad esempio un Inghilfredo, giudice, padre di Gonella degli Antelminelli. Il Torraca propone, sull'etimologia germanica del nome (Freiede 'pace'), l'identificazione con il tedesco «messer Gilfredo di Rovenburg o Robensburg», al seguito di Manfredi nel 1261, mentre lo Zenatti indica un Inghilfredi giudice e console treguano attestato a Lucca nel 1233 (o 1232). Marin identifica Inghilfredi con il «Fredi da Lucha» (rubrica di P), autore di «Dogliosamente e con gran malenanza». Berisso, a partire da alcune considerazioni di Debenedetti, esprime dubbi sulla cittadinanza lucchese dell'autore e sull'ipotesi che Inghilfredi e «Fredi» siano la stessa persona. Il testo «Dogliosamente e con gran malenanza», a cui risponde per le rime quello di Arrigo Baldonasco «Ben è rason che la troppo argoglianza», aveva orientato Marin verso una datazione del componimento riconducibile agli eventi degli anni 1263-1266,
http://www.mirabileweb.it/author-rom/inghilfredi-da-lucca-sec-xiii-seconda-met%C3%A0-author/LIO_229911
 

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LANCIA BIANCA
Enciclopedia on lineTreccani
Lància, Bianca. - Figlia (sec. 13º) di Bonifacio Lancia d'Agliano, divenne l'amante dell'imperatore Federico II, cui diede un figlio, Manfredi, e una figlia, Costanza, che sposò Giovanni III Ducas Vatatze, imperatore d'Oriente. Federico, rimasto vedovo di Isabella d'Inghilterra, la sposò (1246), e ne legittimò i figli.-Invia articolo Pubblica sul tuo blog o sito Segnala alla redazione
Approfondimenti
LANCIA (Lanza), Bianca (Bianca d'Agliano). - Nacque, probabilmente in Italia meridionale, intorno al 1210. Il suo nome è ricordato principalmente per essere stata l'amante di Federico II di Svevia, dal quale ebbe Manfredi, re di Sicilia. Il nome Bian... Leggi - BIANCA LANCIA > Federiciana (2005) BIANCA LANCIA. - Intorno alla madre di re Manfredi non sono rimaste fonti documentarie, ma solo narrative e ciò rende problematica la ricostruzione della sua figura.Secondo il coevo Annalista genovese, Federico II ebbe Manfredi "ex filia domine Blanc... Leggi






 
 
 
Nota: Inghilfredi, secondo Monaci e Biadene, non fu poeta siciliano ma lucchese, come l'onomastica contemporanea sembra suggerire, registrando ad esempio un Inghilfredo, giudice, padre di Gonella degli Antelminelli. Il Torraca propone, sull'etimologia germanica del nome (Freiede 'pace'), l'identificazione con il tedesco «messer Gilfredo di Rovenburg o Robensburg», al seguito di Manfredi nel 1261, mentre lo Zenatti indica un Inghilfredi giudice e console treguano attestato a Lucca nel 1233 (o 1232). Marin identifica Inghilfredi con il «Fredi da Lucha» (rubrica di P), autore di «Dogliosamente e con gran malenanza». Berisso, a partire da alcune considerazioni di Debenedetti, esprime dubbi sulla cittadinanza lucchese dell'autore e sull'ipotesi che Inghilfredi e «Fredi» siano la stessa persona. Il testo «Dogliosamente e con gran malenanza», a cui risponde per le rime quello di Arrigo Baldonasco «Ben è rason che la troppo argoglianza», aveva orientato Marin verso una datazione del componimento riconducibile agli eventi degli anni 1263-1266,
http://www.mirabileweb.it/author-rom/inghilfredi-da-lucca-sec-xiii-seconda-met%C3%A0-author/LIO_229911
 
 
 
 
 
LANCIA BIANCA
Enciclopedia on lineTreccani
Lància, Bianca. - Figlia (sec. 13º) di Bonifacio Lancia d'Agliano, divenne l'amante dell'imperatore Federico II, cui diede un figlio, Manfredi, e una figlia, Costanza, che sposò Giovanni III Ducas Vatatze, imperatore d'Oriente. Federico, rimasto vedovo di Isabella d'Inghilterra, la sposò (1246), e ne legittimò i figli.-Invia articolo Pubblica sul tuo blog o sito Segnala alla redazione
Approfondimenti
LANCIA (Lanza), Bianca (Bianca d'Agliano). - Nacque, probabilmente in Italia meridionale, intorno al 1210. Il suo nome è ricordato principalmente per essere stata l'amante di Federico II di Svevia, dal quale ebbe Manfredi, re di Sicilia. Il nome Bian... Leggi - BIANCA LANCIA > Federiciana (2005) BIANCA LANCIA. - Intorno alla madre di re Manfredi non sono rimaste fonti documentarie, ma solo narrative e ciò rende problematica la ricostruzione della sua figura.Secondo il coevo Annalista genovese, Federico II ebbe Manfredi "ex filia domine Blanc... Leggi
 
 
 
  FOLCO DI CALABRIA
« D'Amor distretto vivo doloroso;
com'om che sta lontano
e vedesi alungare
da cosa c'ama, vedesi noioso,
languisce stando sano,
perché non pote usare
la cosa che li piace,
per zo vado morendo;
dunqua non mi dispiace
tal morte soferendo,
ma vivere mi pare. »
(Incipit di D'Amor distretto vivo doloroso)
 
FOLCO DI CALABRIA Folco di Calavra (XIII secolo – ...) è stato un poeta italiano della scuola siciliana di Federico II.Grazie alle ricerche fatte da Francesco Torraca e da Francesco Scandone nel 1904 si possono ricavare molte informazioni biografiche su questo poeta. Come riporta Aniello Fratta[1] Folco di Calavra fu nipote di Pietro Ruffo di Calabria, conte di Catanzaro e fratello di Giordano Ruffo, fu autore del Liber mariscalciae, e inoltre giustiziere di Sicilia e poi Viceré. Nel 1250 firmò il testamento di Federico II, mentre l'anno successivo sottoscrisse due privilegi concessi da Corrado a Giustinopoli (Capodistria) e Parenzo. Come lo zio, fu nemico implacabile di Manfredi, e si distinse nell'opera di repressione delle città siciliane (fra cui Caltagirone, Mistretta, Piazza, Aidone e Castrogiovanni) insorte dopo l'atto di disubbidienza di Pietro Ruffo al principe svevo. Pietro fuggì a Napoli, dove era il papa; Folco solo resistette nei castelli di Santa Cristina e di Bovalino finché Federico Lancia, mutato l'assedio in blocco, non lo costrinse ad arrendersi. Correva l'anno 1256"
 
FOLCACCHIERO DA SIENA. Folcacchiero da Siena (1247 circa – 1277 circa) è stato un poeta italiano. Conosciuto anche come Folcacchiero de' Folcacchieri. Se ne hanno notizie a partire dal 1247; nel 1251 il Comune di Siena lo inviò come ambasciatore presso il conte Aldobrandino in Radicondoli. Da alcuni indizi sarebbe stato ancora in vita nel 1277.Si conserva solo una canzone di quest'autore, Tutto lo mondo vive sanza guerra. Secondo Francesco de Sanctis: «Il più antico documento della nostra letteratura è comunemente creduto la cantilena o canzone di Ciullo (diminutivo di Vincenzo) di Alcamo, e una canzone di Folcacchiero da Siena».[1] Egli però aggiungeva subito dopo che tali testimonianze non erano da ritenere il principio ma solo una parte di una più ampia epoca letteraria sorta sotto Federico II, ossia la Scuola siciliana. All'epoca, infatti, si ipotizzava una datazione molto alta del testo, attorno al 1177.[2]
Jacopo da Lentini, conosciuto anche come Giacomo da Lentini o "Il Notaro" (Lentini, 1210 circa – 1260 circa), è stato un poeta e notaio italiano. Fu uno dei principali esponenti della Scuola siciliana. È considerato l'ideatore del sonetto. «Jacobus de Lentino domini imperatoris notarius»: così si firma in un documento messinese del 1240 il funzionario della corte di Federico II che Dante poi chiamerà il "Notaro" per antonomasia (vedi Divina Commedia, Canto XXIV Purgatorio, 56). Il ruolo di funzionario gli viene accordato sia dal codice Vaticano Latino 3793 (il più ricco ed autorevole per quanto concerne la lirica siciliana, compilato a Firenze alla fine del XIII secolo o all'inizio del successivo), che da Dante. Si conoscono altri atti da lui sottoscritti in varie città dei possedimenti peninsulari del Regno di Sicilia, datati tra il 1233 ed il 1240; tuttavia sono ben poche le informazioni sulla sua vita. Fu probabilmente lo "Iacobus de Lentino" comandante del castello di Garsiliato (Mazzarino), nominato in un documento dell'aprile 1240. Al "Notaro" si attribuiscono 16 canzoni di vario schema metrico, 22 sonetti (si noti che Jacopo è generalmente considerato l'inventore di tale forma metrica); 2 dei sonetti sono in "tenzone" con l'Abate di Tivoli, uno risponde a Jacopo Mostacci. Si deve alla sua iniziativa la rivisitazione in lingua volgare dei temi e delle forme della poesia provenzale che ha dato inizio alla lirica d'arte italiana. Jacopo è considerato il "caposcuola" dei rimatori della cosiddetta Scuola Poetica Siciliana, ruolo che gli fu assegnato già da Dante (Purg. citato) e che trova riscontro nella collocazione delle sue Canzoni in apertura del Canzoniere Vaticano latino 3793. Nel De vulgari eloquentia è citato per una sua canzone, considerata un esempio di uno stile limpido e ornato. I suoi componimenti coprono un arco
siciliana, Scuola Movimento letterario che diede luogo a una vasta produzione lirica in volgare, e che si svolse durante i primi tre quarti del 13° sec., con centro nella corte di Federico II re di Sicilia e dei suoi figli, specialmente di Manfredi. La denominazione, che risale a Dante (De vulg. eloq... Leggi
Aquino, Rinaldo d'. - Rimatore della scuola siciliana, attivo probabilmente tra il secondo e il terzo decennio del sec. 13º, che non può essere identificato con il Rinaldo d'A. valletto alla corte di Federico II come qualcuno ha proposto. Sotto il suo nome vanno un sonetto e una dozzina di canzoni; tra quelle di attribuzione sicura, una canzone amorosa lodata da Dante (De vulgari eloquentia II, v, 4) e una canzone-lamento per una crociata (forse quella di Federico II del 1227 interrotta subito dopo la partenza).
 
Aquino, Iacopo d'
Enciclopedie on line
Aquino, Iacopo d'. - Rimatore della scuola siciliana, vissuto nella sec. metà del Duecento; combatté con Manfredi a Benevento; di lui ci resta solamente una canzone.
Sordèllo. - Trovatore italiano in lingua provenzale (n. Goito 1200 circa - m. dopo il 1269). Ebbe vita avventurosa. Cominciò come giullare; fu presso Azzo VII d'Este, poi, a Verona, alla corte di Rizzardo Sambonifacio, di cui rapì la moglie, ...
1.      Aquino, Rinaldo d'
Rimatore della scuola siciliana, attivo probabilmente tra il secondo e il terzo decennio del sec. 13º, che non può essere identificato con il Rinaldo d'A. valletto alla corte di Federico II come qualcuno ha proposto. Sotto il suo nome vanno un sonetto e una dozzina di canzoni; tra quelle di attribuzione sicura, una canzone amorosa lodata da Dante (De vulgari eloquentia II, v, 4) e una canzone-lamento per una crociata (forse quella di Federico II del 1227 interrotta subito... Leggi
Nacque il 26 dic. 1194, due giorni dopo che il padre, l'imperatore Enrico VI di Svevia, era stato incoronato a Palermo re di Sicilia, a Jesi nelle Marche (provincia di Ancona), dove la madre, la quarantenne imperatrice Costanza, figlia postuma di Ruggero Il di Sicilia, si era fermata quando il marito aveva intrapreso la sua seconda, vittoriosa, spedizione per la conquista dei Regno... Leggi
Categoria: Biografie
1.      DELLA VIGNA, Pietro
DELLA VIGNA (de Vinea; la forma de Vineis o Delle Vigne non è attestata nelle fonti coeve), Pietro. - L'anno di nascita del D. non è noto; probabilmente è anteriore al 1200, poiché nel 1224, quando figura nell'alto ufficio di giudice della Curia imperiale, il D. con ogni probabilità aveva già Compiuto 25 anni. La sua città natale è senza dubbio Capua, come provano due lettere del suo epistolario (III, 43 e 45). Tutte le altre notizie relative al suo luogo d'origine, (Weingarten nel Württemberg... Leggi
1.      DELLE COLONNE, Oddo
Nato a Messina, probabilmente dalla stessa famiglia di Guido (di cui fu maggiore di età), altro e più famoso rimatore della scuola poetica siciliana, poetò nella prima metà del sec. XIII.Per la posizione che occupa nei codici la sua opera, il D. è da annoverare tra i poeti più antichi della scuola. Non si conosce alcuna notizia certa della sua vita, né i pochi documenti reperiti permettono di tentare qualche plausibile identificazione... Leggi
1.      Cigala, Lanfranco
Poeta genovese in lingua provenzale, morto tra il 1257 e il '58, di cui restano 35 poesie, morali, d'amore, storiche e religiose.... Leggi
1.      Guido delle Colonne
Rimatore (n. intorno al 1210 - m. dopo il 1280), giudice della curia di Messina (Dante nel De vulgari eloquentia lo chiama Iudex de Columnis de Messana o anche Iudex de Messana) da non identificare, secondo G. Contini, con quel Guido "de Columna" o "de Columnis", autore del l'Historia destructionis Troiae, iniziata e interrotta nel 1272 e terminata nel 1287, rifacimento in prosa latina del Roman de Troie di Benoît de Sainte-Maure. Restano di lui quattro canzoni e una... Leggi
Siciliana, Scuola
Figlio (1148 circa - 1237) di Erardo III di Brienne, partecipò alla 4a crociata. Scelto da Filippo II Augusto di Francia come re di Gerusalemme (1205), G. sbarcò ad Acri; sposò Maria, figlia di Isabella d'Angiò e di Corrado di Monferrato, e fu incoronato re in Tiro. Mortagli la moglie, G. sposò Stefania della Piccola Armenia; per difendere gli interessi della seconda moglie, G., che aveva guidato una spedizione contro Damietta, dopo l... Leggi
mmmmmmmmmmmmmmm
Rimatore della scuola siciliana, forse da identificare (ma ciò è assai dubbio) con colui che nel 1240 era valletto e falconiere alla corte imperiale; da Federico II sarebbe stato mandato a Malta, da Manfredi in Spagna ad accompagnare la figlia Costanza che andava sposa a Pietro d'Aragona. Di lui resta una diecina di componimenti; morì dopo il 1277.... Leggi
MAZZEO di Ricco. – Nacque nella prima metà del XIII secolo. L’indicazione del suo nome e della provenienza, Messina, proviene dai codici contenenti le sue liriche, ma è rimasta a lungo priva di riscontri documentari; parimenti mancanti gli appigli cronologici al di fuori dell’indizio indirettamente fornito da una canzone di Guittone d’Arezzo, Amor, tant’altamente, inviata a «Mazzeo di Rico» (vv. 89-90), tanto che le proposte di identificazione e di datazione avanzate dagli studiosi a partire dalla fine dell’Ottocento hanno indicato direzioni molto diverse.
GIACOMINO Pugliese. - Con questo nome è conosciuto uno dei principali poeti della scuola siciliana, la cui identificazione è tuttora controversa e la cui attività poetica è da collocare nella prima metà del XIII secolo.
All'interno del ms. Vat. lat. 3793, conservato presso la Bibl. apost. Vaticana (siglato V o A), sono tramandate sotto la rubrica: "giacomino pulgliese" ("giacomi" in "Donna di voi mi lamento", n. 59 secondo la numerazione del ms. e, con maiuscola, "Giacomino" in "La dolce ciera", n. 60) complessivamente otto liriche (cc. 16r-18r, nn. 55-62). Una soltanto ("Tuttor la dolce speranza") è tràdita anche dal ms. Redi 9, c. 104v, n. 124 della Bibl. Medicea Laurenziana di Firenze (siglato L o B), con attribuzione a "Giacomo Pulliese". L'unica canzone di paternità controversa, "La dolce ciera", è trasmessa anche dai mss. Banco Rari 217, c. 21r, n. 35 della Bibl. naz. di Firenze, (siglato P o C) e Chigi L.VIII. 305, cc. 82v-83r, n. 241 della Bibl. apost. Vaticana (siglato Ch o D), con attribuzione comune a: "messer piero dalevigne".
Renzo di brienne
FEDERICO II, FIGLI. - Dalle sue tre mogli Federico II ebbe almeno sei figli accertati. Da Costanza d'Aragona, sua prima consorte, nacque nel 1211 Enrico (VII) re di Germania e di Sicilia. Dalla seconda, Iolanda di Brienne, ebbe nel 1228 Corrado IV re di Germania e di Sicilia. Infine, da Isabella d'Inghilterra nacquero Margherita (fine 1237-8 agosto 1270), che nel 1254/1255 sposò Alberto II margravio di Meissen; Enrico Carlo Ottone (18 febbraio 1238-1253/1254), che ebbe il titolo di re di Gerusalemme; Federico, nato nel 1239-1240 e morto in giovane età; e infine nel 1242 un bambino deceduto subito dopo il parto. Frattanto dall'unione con Bianca Lancia, poi sposata morganaticamente, era nata nel 1229/1230 Costanza di Svevia, che nel 1244 andò in moglie a Giovanni III Duca Vatatze e divenne imperatrice di Nicea con il nome di Anna, seguita nel 1231 da Manfredi re di Sicilia; più incerta è la data di nascita, situabile tra il 1228 e il 1233, della terza figlia, Violante, che nel 1245/1246 sposò il conte Riccardo di Caserta. Oltre a ciò Federico II ebbe varie relazioni fuori dal matrimonio, dalle quali nacquero i suoi numerosi figli illegittimi. Egli li riconobbe tutti, facendoli allevare a corte e conferendo loro incarichi e titoli nobiliari, ma l'identità delle madri non sempre ci è nota. Non sappiamo infatti chi fosse la madre di Federico di Pettorano, nato in Sicilia tra il 1212 e il 1213 e morto al più tardi a fine 1240 in Spagna, dove sembra fosse fuggito con la famiglia dopo aver partecipato a manovre contro il padre. Si ritiene invece che Selvaggia, nata nel 1221/1223 e morta nel 1244 a Verona, dove nel 1238 aveva sposato Ezzelino III da Romano, fosse figlia di una donna appartenente alla famiglia Lancia. Conosciamo invece il nome della madre di Enzo re di Torres e Gallura e di Caterina da Marano, nata nel 1216/1218 e andata in moglie il 1o maggio 1247 a Jacopo del Carretto marchese di Savona: con Adelaide di Urslingen, forse figlia del duca di Spoleto Corrado, Federico intrattenne infatti una relazione in Germania a partire dagli anni 1213-1214. La madre di Federico di Antiochia, Maria, secondo una leggenda sarebbe stata invece una misteriosa principessa siriana o addirittura una sorella del sultano al-Malik al-Kāmil, ma più probabilmente apparteneva a una nobile famiglia del Regno di Sicilia e forse era figlia di Roberto di Antiochia, da cui il nome del figlio nato nel 1222/1223. Più sicura appare l'identità della madre di Riccardo di Teate (o di Chieti), vicario generale della Marca e di Spoleto nato nel 1224/1225 e morto nella seconda metà del 1249: Manna, nipote del potente arcivescovo di Palermo Berardo di Castagna. Anaïs di Brienne, il 'fiore di Siria' cui lo Svevo dedicò forse una composizione poetica, era cugina della sua seconda moglie, Iolanda di Brienne, e faceva parte del seguito di quest'ultima in occasione delle nozze celebrate a Brindisi nel novembre del 1225. Pare che l'imperatore la preferisse alla troppo giovane consorte, trascorrendo con lei anche la prima notte di nozze. Da questa relazione nacque l'anno seguente Biancafiore, morta in Francia nel monastero domenicano di Montargis il 20 giugno 1279. Una nobildonna sveva, Richina von Wolfsölden, sarebbe stata la madre di un'altra figlia naturale di Federico, Margherita di Svevia, nata intorno al 1230 e moglie dal 1247 di Tommaso II d'Aquino conte di Acerra.
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Nacque a Siena da Raniero, uno dei cittadini più in vista della città, nella prima metà del sec. XIII. Rimatore, di cui si conosce un solo componimento, la canzone "Tutto lo mondo vive sanza guerra", discendeva da una casata di lontane origini catalane, secondo il Torraca, provenzali, secondo il Ficker.Dati precisi riguardanti i Folcacchieri cominciano a trovarsi a Siena nel 1208, quando Regitore olcalkiere, senese, partecipò ad un giuramento di pace con i... Leggi